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Se li incontrate, spruzzategli dell'insetticida negli occhi.
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Zaphod Beeblebrox ^^"Eco-President Of The Galaxy 27 November come se potessiAlcune situazioni catastrofiche avvengono con chiarezza, esplodono in
un momento preciso: rompi il vetro di una finestra con la mano e poi ci
sta sangue e cocci di vetro rigati di rosso un po' ovunque; caschi da
una finestra e ti rompi qualche osso e ti fai qualche graffio. Punti e
gessi e bende e antisettico salvano e risolvono tutto. Ma la
depressione non è un disastro improvviso. È più come un cancro:
all'inizio la sua massa tumorale non è visibile neanche per l'occhio
più attento ed esperto, e poi un giorno - wham! - ti ritrovi con un
enorme bozzo letale di tre chili sistemato nel tuo cervello o nel tuo
stomaco o nella tua scapola, e questa roba che il tuo stesso corpo ha
prodotto sta provando ad ucciderti. La depressione è praticamente
uguale: lentamente, durante gli anni, i dati si accumulano nel tuo
cuore e nella tua mente, un programma per computer scritto per
perseguire la negatività assoluta si costruisce nel tuo sistema,
facendoti sentire la tua vita sempre più insostenibile. Ma nemmeno ti
accorgi di cosa sta succedendo, pensi che in qualche modo sia normale,
sia qualcosa che ha a che fare con l'invecchiamento, con l'avere otto
anni o con l'averne dodici o quindici, e poi un giorno realizzi che
tutta la tua vita fa semplicemente schifo, non vale la pena viverla,
una cosa putrida e nera buttata sulla sabbia bianca della tua
esistenza. Una mattina ti svegli e hai paura di vivere. Nel mio caso, non avevo minimamente paura di vivere perché ero convinta, anzi, sicura, di essere già morta. Quella roba del morire materialmente, il separarmi dal mio corpo fisico, era una semplice formalità. Il mio spirito, la mia essenza emotiva, o come diavolo volete chiamare quel ribollire interno che non ha niente a che fare con l'esistenza fisica, se n'era andato da tempo, morto e sepolto, e solo una cascata del più fottutissimo schifodiddio di dolore assassino come quello di un paio di pinze ustionanti a mordere stretta la mia spina dorsale premendo su tutti i miei nervi rimaneva per svegliarlo. È questo che vorrei chiarire riguardo la depressione: non ha assolutamente niente a che fare con la vita. Nel corso della vita, uno incontra tristezza e dolore e dispiacere, e, nel loro momento e periodo, sono normali - fastidiosi, ma normali. La depressione si trova all'esatto opposto perché è causata dall'assenza totale: assenza di affetti, assenza di sentimenti, assenza di risposte, assenza di interesse. Il dolore che senti nel corso di una profonda depressione clinica è un tentativo della natura (che, dopo tutto, aborrisce il vuoto) di riempire quello spazio deserto. Ma a tutti gli effetti, chi è profondamente depresso non è altro che un morto, cosciente, che cammina. E la parte più terrificante è che se chiedi a chiunque si trovi negli artigli della depressione come ha fatto a finirci, se gli chiedi di indicarti il punto di svolta, lui non saprà mai farlo. C'è una scena famosa di Fiesta (Il sole sorgerà ancora) in cui qualcuno chiede a Mike Campbell come ha fatto a finire in bancarotta, e tutto quello che sa dire in risposta è “Gradualmente e poi tutto assieme.” Quando qualcuno mi chiede come ho fatto ad impazzire, questo è tutto quello che riesco a rispondere. 22 November aiuto Devo sforzarmi di ricordare. Non sono al sicuro qui. La caverna è
profonda, nessuno sa quanto, e le ombre del fuoco danzano sulle pareti
e non mi tengono affatto tranquillo. Sento gli ululati in lontananza, o
forse sono solo nella mia testa, non so ma li sento, cazzo. La pioggia
fuori è mostruosa e non aspetto altro che un lampo disegni la sagoma
del mostro all'ingresso. Oppure potrebbe arrivare dal fondo, procedere
lentamente, con il suono soffice delle sue zampe coperto da quello
della pioggia di fuori, e colpirmi alle spalle. Devo tenere d'occhio
entrambi i lati. Mi accosto al muro! Ma sono comunque scoperto... Ogni
rumore mi fa sobbalzare, potrebbe essere lui ogni volta. Lo vedo
ovunque, in ogni ombra, ma se chiudo gli occhi per non soccombere al
terrore, allora avrà campo libero, e potrà arrivare veramente. Devo
sforzarmi e tenerli aperti, così lo potrò ricacciare indietro. Sì che
potrò farlo! Ho scavato un letto nella roccia. Mi dà un vantaggio
questo. Un enorme vantaggio. Il mio corpo è molto meno esposto, e posso
tenere d'occhio in ogni istante la zona da cui potrebbe arrivare un
attacco. Sono molto più sicuro adesso. Ma lui è intelligente quanto me,
troverà il modo. Con il suo passo silenzioso scivolerà attaccato ai
muri e mi piomberà da uno dei lati, e sono due, come faccio a teneri
d'occhio contemporaneamente! E anche da sopra, e da sotto, no, non va
bene neanche così. E poi la luce del fuoco... La luce del fuoco mi
distrae, disegna ombre di cose che non ci sono. Devo renderla più
ferma, meno tremolante, forse così andrà meglio. Ci vuole una luce
fissa! Che disegni le cose per come sono! Altrimenti mi lascerei
prendere dalla paura. Devo sforzarmi, stringere i denti. Filamento di
metallo, e una lampadina, una bella lampadina che illumina
perfettamente tutto. Posso starmene nella mia nicchia sicuro di quello
che vedo. Posso controllarlo. So quando arriverà. Il temporale fuori si
va pure affievolendo, riesco a distinguere il ronzio prodotto dal filo
incandescente. Un lieve rumore, ma tanta luce. E poi, con questo
sottofondo posso distinguere più facilmente qualsiasi differenza. Ma
lui adesso potrebbe arrivare in carica, attaccarmi apertamente, tanto
cosa può temere? Le nostre forze non sono neanche lontanamente
comparabili, è un grado di spezzarmi come fossi un ramoscello. Un'arma,
ho bisogno di un'arma. Una pietra è troppo banale, e colpisce troppo da
vicino. E anche una lancia non andrebbe bene, colpirei solo da lontano.
Ci vuole una spada, abbastanza corta da poterla muovere all'interno
della mia nicchia, abbastanza lunga da poter allungare il braccio verso
la sua bocca spalancata nel ruggito un attimo prima di piombarmi
addosso e consegnarmi all'oblio! Ma non devo temerlo, devo sforzarmi di
resistergli. Ora che ho una spada, non è più così sproporzionata la
differenza di forze. Posso resistergli, posso resistergli. Ci sarà
combattimento, magari perderò, ma ci saranno speranze per me. Ma questa
maledetta nicchia resta esposta! Devo studiare un modo per difendermi.
Se la restringessi diminuirei il mio campo visivo ulteriormente e lui
mi sarebbe addosso senza che io me ne accorga, avrei tutto il visibile
sott'occhio, ma il visibile sarebbe troppo poco... Posso costruire una
cassa in cui chiudermi, non potrà raggiungermi allora! Chiuso nella mia
cassa, non potrà niente, e se anche tenterà, io avrò la mia spada, che
è meglio ridurre ad un pugnale, sto riducendo la sua possibilità di
attacco. Una bella cassa pensata per essere difficilmente apribile
dall'esterno, o comunque per darmi il tempo di prepararmi allo scontro.
Se metto il coperchio nella parte superiore o posteriore o comunque in
modo che venga ad essere bloccato dalle pareti della nicchia, sono a
posto! Farei dei piccoli canaletti per respirare nel canale opposto.
Sì, sì, è faticoso, ma devo sforzarmi e costruire la cassa. Non è
meravigliosa? È un'ottima idea, questa. Ora sono davvero al sicuro, non
può toccarmi. Però forse... Non posso togliere i buchi per respirare,
ma lui sarà perfettamente in grado da spiarmi lì dentro. È dannatamente
furbo, attenderà fuori, con il suo ansimare pesante e crudele, puntando
la mia cassa, e io lo sentirò e lo vedrò dai buchi, e lui vedrà la luce
dei miei occhi impauriti, salirà la sua acquolina. E io morirò di fame
in questa cassa! O peggio, tapperà le mie vie di areazione, e sarà
anche più conveniente per lui, non mi troverà smunto per la fame, solo
soffocato in pochi minuti, potrà gustare un piatto più ricco. Ho fatto
la fine del topo, ho fatto la fine del topo, ho fatto la fine del topo!
Devo ingegnarmi, devo sforzarmi, devo trovare qualcosa di
inattaccabile. Una macchina complessa e perfettamente costruita, che mi
rifornisca di cibo ed aria senza problemi, che li produca, lontano da
qui, o da più punti, e che ripari, che lui non possa attaccare! Se
anche riuscisse a distruggere una delle mie fonti di sostentamento, ne
subentrerebbe un'altra, e mentre si dirigerà, il malefico, verso questa
seconda, la prima verrà riparata. Una cassa di metallo inattaccabile,
spessa, spessa. E diversi buchi da cui arriverà l'aria, diversi buchi
da cui arriverà l'aria, e poi il cibo, sono al sicuro. Sono davvero al
sicuro! Posso rilassarmi, ma l'ambiente è angusto, non posso fare
molto. Forse dovrei allargarlo. Devo farlo, sì, devo fare quest'ultimo
sforzo. Allargare la camera, trasformarla in un bel cubo di cemento,
non troppo alto, sennò potrei temere le ombre degli angoli, e con una
bella lampada forte, a scarica, che produca luce semplice, costante,
eterna, perfetta. E non devo aver terrore delle pareti, le ho costruite
io stesso, dandomi un recinto e restringendolo sempre, più e più, fino
a raggiungere il mio cubo, un metro e ottanta di lato. Preciso per
stare in piedi, sdraiarsi, sedersi, fare tutto quello che voglio in
perfetta comodità. Ora, soltanto, dovrei smettere di sentire il suo
ululato nella mia testa, le sue unghie che sbattono contro il vetro e
lo fanno tremare e producono quel suono mostruosamente acuto e
fastidioso, come unghie sulla lavagna, e la baca alla bocca, quella
bocca spalancata e piena di denti, feroce, aperta in un sorriso che non
ha niente di amichevole, e lo vedo, è alle mie spalle, lo sento! Sta
per prendermi, è sempre lì, è sempre stato lì! Quel mostro enorme e
terrificante, nero come la notte come il suo pelo schifoso sporco unto
e quel ruggito immane e gli occhi terrorizzanti, lucidi! È dietro di me
ma non posso girarmi perché potrei vederlo e morirei, morirei, morirei
a vederlo, non posso girarmi, non posso girarmi, non posso neanche
fuggire da qui, qualcuno mi aiuti! 21 November in a Prozac Nation Some catastrophic situations invite clarity, explode in split moments:
You smash your hand through a window-pane and then there is blood and
shattered glass stained with red all over the place; you fall out a
window and break some bones and scrape some skin. Stitches and casts
and bandages and antiseptic solve and salve the wounds. But depression
is not a sudden disaster. It is more like a cancer: at first its
tumorous mass is not even noticeable to the careful eye, and then one
day – wham! – there is a huge, deadly seven-pound lump lodged in your
brain or your stomach or your shoulder blade, and this thing that your
own body has produced is actually trying to kill you. Depression is a
lot like that: Slowly, over the years, the data will accumulate in your
heart and mind, a computer program for total negativity will build into
your system, making life feel more and more unbearable. But you won't
even notice it coming on, thinking that is somehow normal, something
about getting older, about turning eight or turning twelve or turning
fifteen, and then one day you realize that your entire life is just
awful, not worth living, a horror and a black blot on the white terrain
of human existence. One morning you wake up afraid you are going to
live. In my case, I was not frightened in the least bit at the thought that I might live because I was certain, quite certain, that I was already dead. The actual dying part, the withering away of my physical body, was a mere formality. My spirit, my emotional being, whatever you want to call all that inner turmoil that has nothing to do with physical existence, were long gone, dead and gone, and only a mass of the most fucking god-awful excruciating pain like a pair of boiling hot tongs clamped tight around my spine and pressing on all my nerves was left in its wake. That's the thing I want to make clear about depression: It's got nothing at all to do with life. In the course of life, there is sadness and pain and sorrow, all of which, in their right time and season, are normal – unpleasant, but normal. Depression is in an altogether different zone because it involves a complete absence: absence of affect, absence of feeling, absence of response, absence of interest. The pain you feel in the course of a major clinical depression is an attempt on nature's part (nature, after all, abhors a vacuum) to fill up the empty space. But for all intents and purposes, the deeply depressed are just the walking, waking dead. And the scariest part is that if you ask anyone in the throes of depression how he got there, to pin down the turning point, he'll never know. There is a classic moment in The Sun Also Rises when someone asks Mike Campbell how he went bankrupt, and all he can say in response is, "Gradually and then suddenly." When someone asks how I lost my mind, that is all I can say too. 06 November Apocalisse [...] Prendiamo come esempio da proiettare nelle coscienze di ognuno
ciò che sta succedendo da anni intorno a Napoli. Non ci riferiamo al
disastro delle discariche ma a ben altra più terribile calamità.
Attenti a non cadere nella trappola del razzismo, scegliamo questo
dramma come esempio: noterete che in tale contesto tutto appare
macroscopico e sragionevole. Il fenomeno che vogliamo portare alla vostra attenzione vede il suo palcoscenico sul Vesuvio e dintorni. È risaputo che i geologi avvertono da anni che il vulcano in questione equivale a una doppia atomica di Hiroshima, posta nel profondo di quell'immenso cratere, e che il giorno e le dimensioni di quella deflagrazione siano sempre da ritenersi non certi né prevedibili. Da un giorno all'altro può ripetersi la terribile catastrofe che si concretò al tempo di Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. La testimonianza di quella strage è ben palese negli scavi di Ercolano e Pompei dove sono mostrati i calchi di giovani donne e bambini pietrificati dalla lava, venti secoli fa. Ma, indifferenti e senza posa, i partenopei continuano da quasi un secolo a costruire sulle falde del vulcano case, palazzi, ville e villette a migliaia, incuranti del più che possibile avverarsi della nuova orrida esplosione. In gran numero quelle abitazioni sono abusive, ma la legge che le vieta viene puntualmente “escamotata” con il concorso di assessori, sindaci, forze dell'ordine e perfino qualche parroco. Costoro, tutti insieme, vanno facendo spallucce e, sorridenti, tranquillizzano: “S'ha da accadé, nun ce stà nulla a fà! Nui ce avimm artro a che cozzà... lu nostro santo c'ha da penzà: San Gennaro datte da fa! Dacce un occhio te! Nui ce avimm da campà. Una giravolta, un segno della croce e la paura chiù nun ce stà! Eppure nui savimm che sott allu cratere, chilla massa de foco no' duorme! La lava rischia, come l'altra volta, de sotterracce”. La lava e la cenere posson calare ad affogare ogni vita fino al mare. Un disastro immane: migliaia di paesi a vista d'occhio mangiati dal fuoco, e vasti pezzi di città. Ma che importa? La nostra progenie tra cent'anni, scavando di nuovo, potrà cavarci un museo di dimensioni mai vedute al mondo. Ma com'è possibile che noi si sia giunti a tanta insensata follia, a tanta aberrazione? Il caso del vulcano è solo emblematico di una generale condizione mentale di cui siamo tutti, ripeto tutti, ottusi testimoni e protagonisti. L'abbiamo già detto e ridetto ma insistiamo: è incredibile che un popolo come il nostro, pur avendo a disposizione un clima straordinario per poter produrre energia alternativa (eolica, solare, per non parlare delle biomasse), invece di cambiar rotta se ne stia completamente inerte come se la cosa non lo riguardasse assolutamente. Ci si preoccupa per altri problemi: la sicurezza e quindi i ladruncoli, gli scippatori, le parolacce e le svergognate, stando seduti tutti tranquilli in riva al baratro con le gambe penzoloni, chiacchierando del pericolo che rappresentano questi immigrati clandestini, i cinesi che taroccano le borse di Armani, le ragazzine che mostrano natiche e si fanno canne, il vescovo che manda anatemi alle femmine mal maritate che vivono nel peccato e programmano un aborto, il problema della politica “m'interessa, non m'interessa più... vadano tutti a farsi fottere...!” E si resta lì, senza renderci conto che ogni momento si sta scivolando, metro su metro, giù nel baratro. Eppure, in altri paesi si sbattono molto più di noi per porre un argine alla situazione... ma da dove ci viene questa ottusa apatia? Perdio! Abbiamo pure un cervello e un DNA non comuni. In queste nostre terre son nati per secoli e continuano a nascere veri e propri talenti, giovani che son ricercati all'estero anche da università prestigiose, mentre le nostre badano ai baroni e alle assunzioni di rango... Nei teatri d'opera e di musica classica i nostri maestri spopolano, dirigono spettacoli; e gli scienziati trattano di progetti rivoluzionari in tutte le università, montano ponti, grattacieli e intiere metropoli, sono prenotati per il doppio della loro vita. E allora? Da noi, è risaputo, la ricerca scientifica è un disastro: se abbiamo la fortuna di possedere un genio della nuova tecnologia, lo cacciamo via subito... all'estero, dove, naturalmente, lo accolgono a braccia spalancate! Ma com'è che dietro a questa caterva di menti attive ed effervescenti di cui siamo orgogliosi poi spunta una massa di inetti beoti, compresi, come ovvio, quelli che stanno ai posti di potere? È come se le scorie di tutti i secoli d'oro, scarti e rifiuti di opere eccelse che hanno esaltato e dato prestigio ai nostri padri, si siano scaricati addosso a noi. La furbizia di Arlecchino e di Brighella, l'avidità dei mercanti strozzini, il traffichismo dei faccendieri, la scaltrezza truffaldina degli avvocati tuttofare e disponibili a ogni infamità... il politicame, l'opportunismo dei dottori sottili, la laida saliva degli aggiustatutto e, sopra ogni cosa, la lezione d'ambiguità che per secoli ci ha ammannito la santa Chiesa cattolica, apostolica, romana con il dogma e la penitenza, con le persecuzioni, i veti, le congreghe, il mercato delle indulgenze, il baciapiedismo e le sentenze feroci e poi le giaculatorie, il chieder venia e pace eterna. È tutto questo bailamme di rifiuti e arrangiamenti dentro al quale ci muoviamo che ci rende gente da poco, inaffidabile e stolta agli occhi di chi dal di fuori ci osserva. Quando sentiremo l'ultimo avviso del “Si chiude!”, ci muoveremo senza saper che fare, intontiti al par d'allocchi, al momento dell'ultima valanga di polvere e lava: solo allora il terrore, come molla, ci butterà in piedi al grido di “Vogliamo campare!” Eh no: è troppo tardi, coglioni! 25 October è una giornata fantasticadavanti ad un grandissimo prato verde e curato, con una coperta di rugiada senza parole abbastanza belle da descriverlo, il mio cuore vola, davanti ad un sole tondo su un cielo chiaro in un'aria gelata, vola via dai pensieri, balla, con una musica grandiosa, non ho bisogno di niente 11 October lenta mente I cani da caccia giocano ancora nel cortile, ma la selvaggina non gli sfuggirà, anche se già adesso sta correndo nei boschi. Lugubre annuncio... avverto la minaccia di un nembo oscuro che avvolge di nero e veste a lutto la volta celeste. Avanza all'orizzonte un temporale di dimensioni ancora sconosciute. Serpeggia ovunque, gonfia il malumore. Chi saldamente regge la barra dello stato non può sottrarsi al ruolo che il popolo reclama. Senz'altro tempo perdere quest'insidioso cancro distruggere, distruggere, distruggere, annientare. 25 August tempesta di tamburi Sono qui. Guardami. Ciao. Devo presentarmi? Sono il tuo futuro. O il futuro semplicemente, è un piacere conoscerti. Sono il futuro di tutti, in fondo. Sono qui per starti accanto per il resto della tua vita, se vita la si può chiamare. Un tempo era diverso, io non c'ero, né per te né per gli altri. Ma ora ci sono. Sono il tuo migliore amico, sono il tuo amore, sono il tuo animale preferito. Sono il tuo gioco preferito, il tuo libro preferito, il tuo film preferito, la tua canzone preferita, il tuo colore preferito, il tuo odore preferito, sono la benda sui tuoi occhi, sono l'unica cosa importante della tua vita, sono la tua stessa vita, e soprattutto, sono la tua morte. Sì, è un vero piacere conoscerti. Cosa stai... Lascia stare quella scatola di matite colorate! Sei un bambino? Ah ah ah! Delle matite colorate... Io sono migliore di quelle, resta con me. Io sono migliore di tutto. Sono più colorato e più profumato e più vivace e più felice di tutto il resto! Parlare con me è fantastico, non trovi? Ti evita di pensare alle quattro mura sporche che ti circondano. E se proprio vuoi pensare a loro, fallo con me. Ti aiuterò, guarderò con i miei occhi cosa ti circonda e te lo descriverò nella mia bellissima lingua, dolce e musicale. Ti darò emozioni che nient'altro ti ha mai dato, ti porterò all'assuefazione, non potrai fare a meno di me! Non lo trovi fantastico? Cosa? Beh, nessuno è perfetto, non puoi prendertela se certe emozioni non sono in grado di fartele provare, se non sono in grado di infonderti quella sensazione di grandezza nel petto che ti piace tanto. Ti dà fastidio forse? Voglio dire, che male c'è a rimanere confinati nella piccolezza? Sono in grado di renderti felice anche così. Che cosa... Ti ho detto di lasciare stare quelle matite! Non prenderle! Ascoltami, non devi prenderle. Ascoltami! Devi ascoltarmi! Non puoi fuggire! Non puoi! NON PUOI! 03 August decisamenteMi piace starmene seduto qui nel prato. Non che ci sia molto da fare. Però è bello il rumore del fiume. E quell'altro, sembra un sasso che cade su del legno. Cavo però. Posso allungare la mano e toccare un libro invecchiato precocemente, un ricettacolo di voli e lacrime che per sempre sarà. Posso rimanere per ore a guardare il tavolo fermo, dove non c'è movimento e il tempo non scorre, se non per quel sole che gira, il sigillo metallico dorato che riflette raggi dorati. C'è pure scritto sopra, SOLAR, a chiare lettere in altorilievo, che ruotano su di loro. Il disco solare ruota e produce musica, come farfalle che si inseguono, anche se non hanno motivo di inseguirsi, fanno tutte parte di un unico gruppo, e si allontanano, seguendo il corso del fiume. Ma ecco, è di nuovo ora. Cade una capsula ocra nel palmo della mia mano, appiccicosa e puzzolente. Ormai non me ne accorgo neanche quando ingerisco qualcosa, scompare semplicemente dalla mia mano e non sento neanche il sapore in bocca. C'è un altro libro ora, è uno di quelli che restano sempre vuoti, perché in fondo così deve essere. Pensieri di una mente vuota, sono, ed altri occhi vuoti che guardano senza vedere. Qualcosa li sostiene come un vecchio bastone, sono ancora lì, a guardare senza vedere, a vedere quel che non c'è dopo tutto questo tempo. Io in fondo ho il mio prato su cui star seduto, ed una calda sciarpa di lana. 31 July la caccia (lo cascio <3)Viviamo in una delle società più pericolose che siano mai esistite. E
solo massacrando ogni avversario sarà per noi possibile ripristinare
l'ordine che adesso va in frantumi. Insieme mobilitiamoci ad estinguere
l'orrore che attenta la città alle sue radici. Due sono i punti di
forza su cui contare: l'incontestabile bontà delle nostre ragioni e
quell'amore per il rischio a cui si devono il coraggio e l'audacia di
cui è pervasa la nostra natura. La prima tappa consiste nello studio
del nemico. La seconda è riservata alla preparazione. Giunge infine il
momento di ordire l'assalto. E in questo caso dobbiamo agire su due
fronti, da un lato sopprimere l'osceno seduttore, dall'altro massacrare
le baccanti. Procediamo con ordine. Non m'impaurisce il forestiero.
L'unica reazione che mi provoca è il ribrezzo. Questo straniero
disgustoso ci infetta, contamina ogni cosa che tocca, e i suoi discorsi
immorali contraddicono i principi basilari della civiltà. E noi
dovremmo restare immobili? Assistere indifesi? Dovremmo noi subire le
angherie dello straniero senza provare a spegnere e disinnescare
l'ordigno della sua devastazione? È giunta l'ora di mostrare i nostri
muscoli al nemico. Non ci lasciamo certo intimorire da uno sciocco e
sconcio effemminato. Esistono furfanti che non sono disposti a piegarsi
a nessuna condizione: coloro che non sanno flettersi devono allora
venire spezzati. Quando il crimine è smisurato la punizione è
certamente amplificata dal disprezzo. E non mi appaga il fatto che
quell'essere semplicemente muoia. Vorrei più esattamente che non fosse
mai stato, vorrei negarne la ragione stessa di esistenza, vorrei con i
miei denti sminuzzarlo, sbriciolarne il corpo, farne polvere, ridurlo a
men che niente, tanto da dubitare che in realtà fosse mai nato. Non
basterà dunque soltanto farlo fuori. Dovremo prima seviziarlo e
umiliarlo atrocemente. Per cui lo agguanteremo e dopo averlo torturato
pubblicamente, gli troncheremo quella testa volgarmente riccia e la
esporremo come monito rivolto a chiunque volesse in futuro demolire le
fondamenta stesse della nostra patria. Quell'infame ha portato dovunque
scompensi e dissesti. E questo cataclisma ha generato dissensi,
gelosie, rivalità tra membri della comunità, la cui unità pertanto è
scossa. E non fa bene, non fa bene il disaccordo tra fazioni, l'astio
tra i singoli privati cittadini... Una volta catturato, lo straniero
verrà condotto su un carro fino alla piazza principale della città. Il
suo corpo sarà smembrato da quattro cavalli almeno, i pezzi gettati in
un rogo, le ceneri dissolte al vento. Se poi i destrieri non saranno in
grado di accordarsi per tirare lo straniero, con le mie stesse mani
troncherò con somma gioia i nervi e le giunture a colpi di scure... Si
spalanca il tempo del'ostilità. Lo sforzo mirerà al totale
annientamento del nostro avversario e non si esaurirà lo slancio
dell'assalto finché non sia del tutto doma la volontà maligna del
nemico. La guerra, concittadini, la guerra è la base su cui si decide
la vita o la morte del nostro paese. L'esito dello scontro ci dirà se
procediamo verso un destino di sopravvivenza o di estinzione. Messa da
parte la prudenza, accantonata la circospezione, lasciamoci ispirare
dal furore che solo il prode combattente sa trarre dall'odio. Non è più
tempo per piccoli rancori o per passioni covate nell'ombra. Usciamo
allo scoperto e osiamo. L'audacia è la virtù d'acciaio che affila
l'arma e ne moltiplica il bagliore. Avanti dunque. Insieme in marcia,
andiamo a caccia senza esitazione. Bisogna attaccarle di sorpresa,
subito dopo l'istante in cui sono crollate al suolo in preda a osceni
spasmi di piacere, così da coglierle col corpo esausto, ognuna per sé
distesa e solitaria, impreparate allo scontro improvviso. E dunque
rapidità, segreto. Veloci come il vento, solenni come il silenzio che
precede il tuono, rocciosi come la montagna, spietati come il fuoco che
ovunque dilaga, noi piomberemo sul loro campo di lussuria dall'alto,
con la forza d'impatto di una diga che si apre di colpo lungo una gola
in discesa. E le bersaglieremo con un fittissimo diluvio di dardi
scagliati dagli archi rabbiosi, dalle infallibili balestre, e le
trafiggeremo con le nostre terribili lance, col taglio d'alabarde
affamate di sangue e sciabole affilate che andranno a sminuzzare i loro
visceri perversi, a triturare le carni corrotte e disfatte dal vizio. È
giunta l'ora dei sacrifici. Provocherò un'immensa, meritata strage di
donne, tra i dirupi del Citerone. 26 July a different taste sapore di vecchio e di vecchia antipatica Parecchie ore trascorsero. L'uomo-cane era di nuovo affamato e anche Michael e Sophie avevano fame, così decisero di pranzare e Sophie si avvicinò a Calcifer con la padella in mano. - Ma perché non vi mangiate pane e formaggio, per una volta! - brontolò il fuoco, piegando comunque la testa. Sophie stava appoggiando la padella sui riccioli verdi del demone, quando, all'improvviso, la voce di Howl risuonò dal nulla: - Aumenta la tua potenza, Calcifer! Mi ha trovato! - Calcifer, di colpo, sprigionò un gran fuoco, tanto che la padella cadde fra le ginocchia di Sophie. - Dovrai aspettare! - ruggì il demone, levando fiamme sempre più alte. Quasi contemporaneamente si suddivise in una dozzina di facce blu fiammeggianti, come se fosse stato percosso con violenza, e bruciò emettendo un alto, terribile rombo. - Significa che stanno combattendo - bisbigliò Michael. Sophie intanto si succhiava le dita bruciacchiate e, con l'altra mano, raccoglieva le fette di bacon sparse sulla gonna, fissando ammaliata Calcifer. Sembrava che si spostasse da un lato all'altro del focolare sotto delle sferzate e le sue facce fiammeggiavano dal blu intenso all'azzurro, per poi diventare quasi bianche. Per un momento aveva una molteplicità di occhi arancione, l'attimo dopo argentei come le stelle. Sophie non aveva mai nemmeno immaginato niente di simile. Qualcosa passò al di sopra delle loro teste con uno scoppio che scosse la stanza, seguito da un qualcos'altro che emise un lungo ruggito la cui eco sibilò in lontananza. Le fiamme di Calcifer pulsarono e divennero così blu da sembrare nere e la pelle di Sophie frizzò per la magia che c'era nell'aria. Michael si precipitò alla finestra. - Sono piuttosto vicini! - Anche Sophie andò alla finestra con la sua andatura zoppicante. La tempesta magica sembrava aver influenzato metà delle cose che erano nella stanza. Il teschio stava battendo le mandibole talmente forte che si muoveva in circolo. I pacchetti saltavano. La polvere nei vasi diventava effervescente. Un libro cadde con un gran tonfo dallo scaffale e rimase aperto sul pavimento con le pagine chesi sfogliavano da sole avanti e indietro. A un'estremità della stanza un vapore profumato filtrava attraverso la porta del bagno, mentre all'estremità opposta la chitarra di Howl emetteva un lamento stonato. E Calcifer sferzava le sue fiamme più forte che mai. Calcifer, sei mai stato una stella cadente? 17 July registronon c'è nessuno lungo la strada. Nessun suono raggiunge le mie orecchie. IL rumore dei miei passi fugge da me, ed i muri lo ricacciano indietro. Passi pesanti, e la povera eco. Una donna. Sento come un gocciolio, e penso sia il mio cuore che piange, anche se non ne ha motivo, piange per futili motivi, idiota . una televisione che parla . un'automobile che passa . e . Un ciclista della notte. Notturno. Col suo sforzo genera movimento che a sua volta genera luce, e così illuminiamo il nostro cammino e conosciamo gli ostacoli lungo la strada. Con potenza. Cos'è che batte non è il mio cuore, vero? Ho qualcosa nella tasca, cosa Grind grind grind mastica il macchinario, mastica il mostro e i suoi denti fanno un rumore fortissimo. La distanza lo attutisce. Mastica e sputa Di notte fa uno strano effetto, sarà sazio? Quanto vuole mangiare ancora? Non ho piegato quel dannatissmo telo ma era troppo grande per me, stranissimo il fascino di quegli uomini grossi che chissà come sanno fare quello che fanno in ogni occasione, mi attrag . e poi l'obitorio e il buio Era un cellulare che batteva contro il petto, non un cuore. Non c'è sangue nel taschino, però la sensazione di umidiccio È il sudore. Nausante, vorrei strapparmi la pelle mostrando la gabbia che c'è sotto strapparmi i seni i capelli e poi l'obitorio e il buio, e la sala da pranzo, pei vermi, del re e del contadino, e poi nel mare, pescato. Oh, Polonio, polonio, radiazioni, morte e calvizie, senza capelli ma più che calvizie, odore di morte e scarnificazione. Non sento più il rumore dei miei passi, ma il mostro che mastica mi accompagna. Non sento i miei passi, è la morte questa? Un fantasma cammina senza rumore, ma non suda neanche Forse è perché questa strada è larga larga vedo il buio oltre. come si fa a vedere il buio? come si fa ad aver paura di ciò che è nel buio? oscuro è il vuoto, nel buio non c'è niente o forse un ragno nella camicia E PERché li sento di nuovo così forti? passipassipassi pesanti la strada si è stretta, ho paura ma tanto sono miei i passi, non c'è nessuno lungo la strada. Ma alle mie orecchie arriva il suono dei passi e per un attimo . ecco, luce. Era ora, diavolo. Il mostro non mastica più, non lo sento. è tornato in caccia forse? ha ripreso ad aggirarsi col suo naso sporco, in cerca di prede. Viene coperto da altri macchinari, che non masticano e sono freddi, non riuscirebbero mai a sembrare vivi solo fastidiosi col loro ronzare e c'è di nuovo il buio all'ombra dell'alto ospedale e non posso non ce la faccio vi prego salvatemi datemi un po' di . unamacchina una macchina che illumina lungo la strada, oh ddio stavo per polverizzarmi dal terrore ma adesso non ce la farò a passare dietro e poi l'obitorio e il buio, ti prego passo avanti chiudendo gli occhi per non vedere quella porta che dà sul corridoio senza fine con le luci che non illuminano ma mettono solo in risalto il buio e dall'altra parte il dietro dell'obitorio e buio anche lì raccoglie dolori, Ma è passato ora, c'è di nuovo luce, e per un attimo . Dio mio, pattumiere, odore nauseante, e solo per poco luce . di nuovo nel buio. Però c'è una lucina che sale in fondo alla salita, e se io vedo il fondo non è una salita, sono in cima, è una discesa. luce. Luce . Luce che cresce sempre di più mi ha colpita luce luce non colpirmi sono solo una . luce luce luce lu ce lu ce l u c e l u c e l u c e l u c e l u c e c'è un telefono che squilla . perché nessuno risponde . bel gattino . piccolo piccolo . inarca la schiena . sembra più grande 07 July Barcellona, we're coming? Le onde singhiozzano in un battito di cuore (mare che piange?) terribilmente 29 June egregia (Quante emozioni ho raccolto? Ma è tutto falso, ora? Non significa più niente?) Altro spettacolo andato, due testi di Chekov venuti molto bene che forse replicheremo un giorno lontano, è andato molto meglio di qualsiasi altra cosa vista prima d'oggi, sicuro, quant'è vero che sono Sipucin. Credo che faremo Crave, prima o poi, ci spero sinceramente, sì, sicuro, mi sa che ricomincio a lavorarci. Credo di essere felice. Credo che nei prossimi giorni dovrò concentrarmi su Alessandro ed Emanuela, perché fra meno di una settimana si registra. Esplosione. 27 June miserere I. Il mio rapporto con Dio.
======= PRECETTI della CHIESA- Partecipare alla santa Messa la Domenica e nei giorni di precetto. - Santificare i giorni di penitenza secondo le disposizioni della Chiesa. (Ho osservato i digiuni e le astinenze prescritte dalla Chiesa?) - Avvicinarsi al Sacramento della Riconciliazione (Confessione). - Soccorrere alle necessitò della Chiesa (ho aiutato la Chiesa, secondo le mie possibilità? Ho aiutato le missioni?) PECCATI CAPITALI - Orgoglio: agisco con orgoglio? Sono suscettibile? Sono schiavo del "cosa dirà la gente", della moda? - Avarizia: sono troppo attaccato ai beni terreni? Ho sempre fatto l'elemosina secondo le mie possibilità? Per desiderio di avere ho violato le leggi di giustizia? - Invidia: ho avuto sentimenti di invidia? Ho cercato di nuocere agli altri per invidia? Mi sono compiaciuto del male, o rattristato del bene altrui? - Gola: ho ecceduto nel mangiare e nel bere? Mi sono ubriacato? - Accidia (pigrizia): sono pigro? ... nell'alzarmi la mattina? ... nello studio? ... nel compiere i miei doveri religiosi e di stato? - Lussuria: vedi il VI e IX cmoandamento. - Ira: mi sono abbandonato all'ira? Ho avuto desideri di vendetta? Ho desiderato il male del mio prossimo? Ho conservato sentimenti di odio? Atto di dolore Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dai miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi e molto più perché ho offeso te infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdonami. 20 June carnenuovamente tutta la vita lunga vita vita eterna eternamente vivere, nuova
carne
sangue il dubbio ci attanaglia se una creatura ci sembra viva, è viva realmente? o al contrario, se un oggetto è senza vita, può vivere? è per questo che i robot ci fanno paura sono modellati sugli umani, ma in realtà essi SONO umani ci mettono di fronte all'orrore di essere mero meccanismo, semplice materia in altre parole ci danno la consapevolezza che anche noi umani siamo parte del nulla e la scienza, cercando di svelare il segreto della vita, ha innescato un altro timore: se tutto in natura è calcolabile, anche gli esseri umani sono riducibili in parti elementari, meccaniche, della natura stessa il corpo umano non è altro che una macchina che innesca le sue stesse molle, è l'immagine vivente del moto perpetuo 09 June disperatotristefelicemorto nonconoscenza progressione lentezza lentezza leenteezzaa l e n t e z z a massima calma e tranqui l l iii t à à à Divenir continuo. contiguo (Milly Milly Milly) una lettera per mammà e in ogni caso, devastazione terradesolata de so la ta rovine di vecchi castelli Milly, Milly, spero davvero Ma perché poi? non c'è nulla da temere perché poi, tutto questo, comunicare ATTO ORBITA FEDE LUCE mano Con massima ssimo esempio si intende si intende continuo contiguo continuità parola azione atto comunicativo atto descrittivo per poi follia 19 May non c'è acqua Tanti tanti pensieri, dalla felicità che non deve portarmi via, devo ancorarmi coi piedi a terra. c'è una cosa tanto bella Per citarmi, durante la vita non facciamo altro che costruire castelli di carte, e basta un atto di volontà per far crollare tutto, basta spostare un solo elemento. E una volta tolta la carta non si torna indietro, si può provare a ricostruire il castello, quando in fondo con quelle carte ci si potrebbe giocare. niente va come previsto in fondo, non ha senso non ha senso non ha senso luna crescente progresso che inevitabilmente porta a sperdersi lontano dal cuore delle cose cuore tietti stretto a ciò che devi fare 21 April Sarah Kane Nasce nel '71, il 3 febbraio. Un paesino tranquillo, da favola direi ma credo che sia un po' troppo brutto per ambientarci una favola, cioè troppo poco da favola. Ma abbastanza tranquillo da essere un incubo, e da non farle sapere cosa era la violenza fino agli otto anni. *Misterioso avvenimento.* Qualcosa le fa conoscere la violenza, si accorge finalmente che gli esseri umani sono in grado di infliggersi dolore fra di loro. "Il primo uomo con cui ruppe" fu Dio. Per il resto sembra aver preferito le donne. Rompendo con Dio si spezza però anche la sua mente, nel senso che si distrugge. A diciotto, diciannove anni pensa e realizza per la prima volta di essere mortale: era cresciuta fino ad allora con la convinzione che Gesù sarebbe tornato e l'avrebbe salvata. Punto fondamentale. Ne deriva la sua depressione, e ne deriva il suo terrore della morte, la sua incapacità di sopportare un peso comune a tutti. Uscita da scuola va a studiare teatro a Bristol. In un paio d'anni prende il suo diploma e prova a fare un master a Birmingham, ma è un anno sprecato in cui si prende in giro e vive come e dove non voleva vivere. Le prime opere giovanili sono dei monologhi adolescenziali, qualcosa sull'amore fra due donne che non viene mai sviluppato, Nel frattempo era incinta di Blasted, e una prima forma l'aveva partorita. Ne ha ventuno o ventidue (di anni) quando ne fanno una prima rappresentazione, molto più scarna, a Birmingham. Inizialmente lei voleva scrivere un dramma su un uomo e una donna chiusi in una stanza d'albergo. Poi accende la tv e sente e vede una donna che chiede l'intervento delle Nazioni Unite in Bosnia, e si chiede che senso abbia che lei scriva quella roba inutile mentre fatti di quella portata accadevano in Yugoslavia. Le mostruosità di Blasted non sono niente di nuovo, sono nuovi gli stupri di massa come arma nella guerra, sono nuovi ma non vorrebbe esistessero. E nel gennaio '95 esce, finalmente, lei ha quasi ventiquattro anni. Il 12 gennaio. Con influssi da Aspettando Godot e dal Re Lear, è il primo passo e quello guardato da tutti, di passo. Il percorso di Ian è simile a quello del Vecchio Marinaio, oh Coleridge. Uno uccide un albatro, l'altro stupra una ragazza ritardata. Ian che muore e e è morto, cioè muore ed è morto. Gli occhi strappati sono Re Lear, ma anche gli hooligans londinesi, che succhiano via gli occhi ai poliziotti. Gli articoli di cronaca sono veri, salvo qualche dettaglio. Dicevo che tutti si concentrarono su questo passo, ossia tutti si concentrano su Blasted. Ma è solo l'inizio. Dopo Blasted a Sarah venne chiesto di riscrivere un classico, qualcosa di antico, un'iniziativa interessante. Sarah si divertiva a mettere alla prova ciò che era fattibile in scena, e con l'Amore di Fedra fa proprio questo. Sceglie la Fedra, la Fedra di Seneca, perché il teatro greco era troppo lontano. E Seneca le era piaciuto, una volta. Blasted aveva passato il testimone della regia quando si era accorta che non sapeva farle, certe cose. Non sapeva come metterle su. Con la Fedra si divertì, all'inizio, poi si accorse che sarebbe toccato a lei dirigere, e lì ahia. Gli avvoltoi che scendono sui cadaveri. Stava riscrivendo Baal di Brecht, perché era ispirato in parte a Woyzeck, e lei Woyzeck l'aveva letto tante volte. La scena di Ippolito con il Prete viene direttamente da lì. Ippolito viene da Elvis Presley, grasso e chiuso nella sua stanza negli anni '70. Ippolito ha senso dell'umorismo, perché l'umorismo è l'ultima cosa ad andarsene in una persona depressa. Quando se ne va, è la fine. La Fedra fa meno paura di Blasted, ma fa comunque paura. C'era sangue, tanto sangue, al punto che quando finirono di provare per la prima volta quella scena, erano totalmente zuppi, e ci fu chi se ne andò. C'erano pezzi di Ippolito che volavano fra il pubblico. Non la capiscono, a Sarah. Passano due anni prima di Cleansed, e nel frattempo lei mette in scena Woyzeck, finalmente. Woyzeck sono venti scene, venti scene scollegate, mai completate. Ci poteva fare davvero tanto. Passa Woyzeck, passa Skin, un cortrometraggio su un giovane nazi razzista che ha una storia con una ragazza di colore, che va in onda sulla TV inglese, unica esperienza televisiva, e siamo agli inizi del '98. Arriva Cleansed, che è ispirato dalla sconnessione di Woyzeck, arriva in aprile. Pure qui, le scene stanno messe come le sembrava meglio, incastrate nel modo migliore, sì. Era una sfida scenica, sotto certi aspetti, con cose impossibili che avvenivano in scena, dai topi ai fiori. E al tempo stesso simbolico, perché la violenza, quando è troppo forte, non può essere rappresentata direttamente, perché altrimenti la mente di chi guarda la rifiuterebbe categoricamente. E quindi, come con il Tito Andronico, le immagini vengono smorzate, gli arti amputati vengono mimati con degli striscioni rossi. Poesia. Pura. Ad influire su Cleansed è di nuovo Shakespeare, sia il Tito Andronico che La Dodicesima Notte, per Grace e Graham. C'è anche Mandela, che insegna a leggere, scrivere e contare ad un ragazzo, in prigione, che si impicca quando realizza il tempo che gli resta da scontare in prigione. Sarah voleva infondere il terrore e l'ansia nel cuore del pubblico. Nelle ultime repliche interpretò Grace, perché l'attrice si era infortunata. Dicono fosse bravissima, fosse perfetta per la sua opera. Dicono sapesse benissimo cosa voleva, ed era in grado di realizzarlo. Sapeva davvero cosa voleva. Altro influsso è 1984, per gli orrori, la reclusione, ma anche per l'amore. L'amore è l'emozione più forte, ma come forza sociale è debolissimo, perché nasce dall'isolamento dal mondo, e perché è soggettivo, soggettivo. Cleansed lo scrisse in un periodo stranissimo. Era depressa, depressissima, e dall'altro lato era innamorata perdutamente. Da qui deriva lo strano sapore dell'opera, il suo agrodolce. E l'ambientazione sembra un campo di concentramento, perché chi è innamorato e viene rifiutato perde sé stesso come il prigioniero di un campo. E poi le torture, le torture terribili inflitte da Tinker. E gli urli muti di chi guarda, perché quando si è costretti a guardare una persona torturata, una persona cara, magari, l'aria vuole uscire, ma non ce la fa, e la bocca resta aperta e muta. Gli impalamenti non vengono altro che dalla solita, mostruosa guerra in Bosnia. La guerra è ancora nell'anima della Kane, e cerca di farla tacere. Cerca di sfuggire all'inferno, ma non ci riesce. Cleansed è tutto questo, ed altro ancora. Sarebbe dovuto essere la seconda parte di una trilogia. Blasted era sulla guerra, Cleansed su un campo di concentramento, poi doveva venire un disastro nucleare, ma non c'è stato, o se c'è stato gli echi sono tanto piccoli. "Con questi frammenti ho puntellato le mie rovine." Passano neanche tre mesi da Cleansed, ed ecco Crave. Agosto '98, tanto a Londra quanto a Dublino e Berlino, poi Copenaghe e Maastricht. Debuttava in giro, continuava a debuttare in giro, per quanto maestoso era, a dicembre '98 continuava a debuttare. Dicembre '98. Ma con ordine. Sono passati due anni fra l'Amore di Fedra e Cleansed. Era stata in America, l'essere stata in America aveva influenzato il suo stile, l'aveva cambiato. Stava nell'uffico di Vicky Featherstone, buttò gli occhi su Pre-Paradise Sorry Now di Rainer Werner e le venne l'idea per Crave. Così presentò i primi venti minuti ad una delle letture del venerdì che facevano nella compagnia di Vicky. In soli tre giorni, dopo aver scelto quattro voci che le piacevano, aveva finito. Le ci volle un anno per completare il resto dell'opera, ma di quei primi venti minuti cambiarono solo sei battute. Crave è stata "la sua opera più matura", Crave è una meraviglia, è una statua. Per liberarsi del suo nome, della sua reputazione, lo fece uscire sotto lo pseudonimo di Marie Kelvedon. Marie era il suo secondo nome, Kelvedon era un paesino vicino al suo paese di nascita. Marie Kelvedon venne invitata al St. Hilda's college di Oxford per "una performance dadaista senza confronto che avrà luogo nella sala da pranzo universitaria". Gli influssi, gli influssi. La Terra Desolata di T. S. Eliot, principalmente. Sulle montagne, là ci si sente liberi. Ma a differenza de La Terra Desolata, Sarah non spiega niente, non mette didascalie alla sua opera. Deve essere presa come un blocco unico, l'effetto artistico è dato dall'insieme. Spiegare cosa significava sarebbe voluto dire mostrare a tutti una bella fetta della sua vita. Un one man show a quattro voci, è Crave. Le quattro voci sono di A, un uomo anziano, un abusatore, ma anche l'autore, Alesteir Crowley, l'Anticristo, e uno stronzo (arsehole). M è una donna anziana, ed è la madre. B è un giovane uomo, un boy. C è una giovane donna, una child, forse più giovane di B, sicuramente più infantile. E si intrecciano fra loro, le quattro voci, con quattro sedie disposte simmetricamente rispetto a due tavolini con brocche e bicchieri d'acqua. Si scambiano di posto, ogni tanto. Quando A lamenta il suo amore, C si contorce, B ed M non guardano. Crave si basa sul ritmo, le battute venivano cambiate da Sarah perché non reggevano ritmicamente, ed è la forza del ritmo la cosa fondamentale per lei in questo punto. È una caduta nella luce, come Cleansed, ma Cleansed aveva speranza, le voci di Crave hanno rinunciato, e accettano passivamente gli effetti della loro rinuncia. In un'opera mastodontica. In un fuoco d'artificio. Dissi prima che a dicembre debuttava una rappresentazione di Crave. Perché a gennaio Sarah, depressa, si riempie di medicinali, ma non muore. Viene portata in ospedale, le fanno una lavanda gastrica, provano a farla uscire ma deve tornare dentro, e si impicca con i lacci delle scarpe ad un lavandino. Finirla, renderla. Sul suo comodino c'era Prozac Nation, sulla depressione in America, c'era Anatomy of Desperation di Lewis Wolpert, che parlava di un'esperienza personale di depressione. C'era Sylvia Plath, e un libro sulla mente del suicida. 4:48 Psychosis germoglia qui, in questo campo. Germoglia qui, ma lei aveva iniziato a lavorarci nel gennaio 1998, un anno prima di uccidersi, un anno intero a svilupparla. Psicosi insegna a vivere, fa forza e cerca di spingere a farcela. Per vivere bisogna rinunciare ad una parte di sé stessi, Sarah non ce l'ha fatta, ma lo sapeva. Una persona sul rogo che manda gli ultimi cenni a chi sta a guardarla bruciare. Gli attori erano tre, su un palco spoglio, con uno specchio sopra la testa, piegato di quarantacinque gradi. I numeri da 100 indietro per 7 venivano scritti sul tavolo. Uno degli attori aveva delle cicatrici sulle braccia con scritto sì/no, un aereo volava verso di loro quando chiedevano risposta. Un aereoplanino di carta. E alla fine, nel silenzio, le finestre si aprivano, entrava il rumore e la luce di Londra, e si veniva liberati dal dolore di Sarah. Tutto questo postumo, un anno dopo il suicidio di Sarah. Lo sportello che si apre, la luce fredda. Sarah che era stata internata in manicomio su sua spontanea volontà, ma non era servito a molto. La sua morte ha dimostrato che faceva sul serio, dissero. La sua morte è un rimprovero alla mancanza di senso nelle nostre vite, nel nostro teatro, nei nostri falsi dèi. Questo non è tutto, sono le cose che ricordavo, che volevo scrivere. 12 April mh Cercherò di eliminare quel senso di irrealtà da cui mi piace farmi accompagnare: ieri sera tremavo come una foglia (o come un fagiolo) salendo sul letto, stare fisicamente è allucinante. L'idea di non riuscire a dormire rigirandomi fra le coperte, sudato, inseguito da incubi colossali, mi fa venire voglia di non andarci proprio, a dormire. Stavo comunque pensando, sto pensando, a cosa è l'amore. Ad esempio, "amare significa volere il bene dell'Altro, non il proprio", e in questo caso amo davvero tantissimo. Però non riesco a convincermi che sia solo questo l'amore. Quello più romantico e favolesco non ha niente a che vedere con questa definizione! Desiderarlo, inseguirlo, significa vivere in un mondo "romanzato"? (Credo di sì.) (Ooh, mi viene in mente Pastòr, cioè, i suoi genitori.) E tossendo, l'amore nasce dalla solitudine, sia figurativamente che ad un livello più reale: stare a stretto contatto per tanto tempo porta ad innamorarsi. Poi la magia si rompe, eccetera eccetera. È un'altra cosa di cui ho paura: tutto ciò che non riusciamo a prevedere. Ci vuole pochissimo per essere felici, ma è altrettanto facile sbagliare. Ci vuole pochissimo, sì... 11 April marciare attraverso la paludeCome along, follow me as I lead through the darkness As I provide just enough spark, that we need to proceed Carry on, give me hope, give me strength, Come with me, and I won't stear you wrong Put your faith and your trust as I guide us through the fog Till the light, at the end, of the tunnel, we gonna fight, We gonna charge, we gonna stomp, we gonna march through the swamp We gonna mosh through the marsh, take us right through the doors Che figo Eminem. [cit.] Cioè non ho motivo per metterla qui, ma è meravigliosa e devo cacciare via l'assenza, devo tappare buchi con parole belle. |
Mi invitano a cena molto spesso
Dove trovarmi a.k.a. dove non andare.
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