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    August 27

    GLI AMICI NON DICONO BUGIE

    FINALMENTE VI ODIO DAVVERO.
    August 22

    ctrl + v

    Copincollo dal forum. Manca un bel po' di roba che mi viene in mente dopo, però chissene. L'importante è che sono tornato a casa dopo quasi un mese via, che amo la vita da barbone e che l'anno prossimo faremo gli artisti di strada, se ci riusciamo. I Gogol Bordello sono meravigliosi, comunque, ed ora carico le foto.



    Dal 26 al 4 non è che ci sia tanto da raccontare, stavo in campeggio a rompermi le palle per vedere poi Alessia ogni tanto, e la vacanza inizialmente sarebbe dovuta finire lì, poi però a forza di lacrime e di amore e di voglia di rivederla mi son convinto a restare di più per rivederla al ritorno da Ginevra. Il 4 me ne ero andato in camper con mamma e papà, poco sopra Gallipoli, poi ad aspettare fino al 10-11, quando è tornata Alessia, e una sera mi chiama il fratello di Daddo e mi chiede informazioni perché sta scendendo in treno in Salento per girarselo in bici... Ossia quello che volevo fare io dall'inizio. Il giorno dopo lui arriva a Gallipoli verso le tre e mezza, io lascio la bici in stazione credendo di dover portare quella del fratello d'Alessia per darla a Daniel (Daniel è il nome del fratello di Daddo, eh). Alessia però si fa vedere con mezz'ora di ritardo e una sola bici, allora lei pedala fino in stazione e io a correre come un matto. Da lì ci andiamo a buttare in acqua, mentre io mi carico Alessia sul portapacchi, ogni cinque metri sbandiamo perché deve gesticolare e lamentarsi del culo a friseddhra (friseddhra = pane essiccato salentino). Al mare Daniel inizia a fare il cretino perché era stato un anno a far teatro e aveva smesso pochi giorni prima, non si era fatto neanche un giorno di mare, e inizia a tuffarsi, raccogliere sassi enormi per poi tirarli fuori, poi prende il portatile e si chiude a guardare Batman con in testa una maglietta (FOTO). Poi ci giriamo la città vecchia di Gallipoli, e verso le otto e mezza molliamo Alessia a casa e Daniel viene al camper per dormire. Lì mi tormenta a suon di Gogol Bordello e di Capossela, e io mi vendico facendogli sentire Baustelle e Tom Waits. La mattina dopo partiamo in bici con gli zaini per andare a prendere Alessia, che ha inventato una palla colossale da dire ai genitori (“mamma vado a stare una settimana a Leuca con Margherita, ci si sente”), iniziamo a scendere da Gallipoli accorgendoci subito che non abbiamo né cibo né abbastanza acqua per sopravvivere. Ci fermiamo a metà baia e spendiamo un sacco di soldi in bottigliette minuscole d'acqua, ma sbagliando s'impara. E a me era pure uscita due volte la catena della bici, abbiamo dovuto fare a pezzi la copertura di plastica per rimetterla, con le mani completamente nere. Ci facciamo un bagno e verso le due ripartiamo da Punta della Suina (dove c'eravamo fermati per l'acqua), alle tre arriviamo in un buco di paesino, ci infiliamo in una pizzeria/ristorante che fa pizza al metro (cosa che non avevo capito, vedevo “Margherita 22€” e svenivo). Stiamo lì a mangiare fino alle cinque, con Alessia che prende il menù e dice “oh oh questo è buono, anche se l'hanno scritto male, in salentino si scrive con una erre dopo l'acca”. Pesanti per il pranzo ripartiamo verso le cinque e mezza (prendiamo un caffè, a me fa schifo però sveglia, cioè fa talmente schifo che ti sveglia [cit. Daniel]), ci fermiamo a fare spesa e mangiamo di nuovo come bestie (io ho quasi vomitato), Daniel e Alessia raccolgono fichi d'India coprendosi di spine, io e Daniel ci facciamo di fichi, litighiamo perché Alessia e quelli del supermercato continuano a chiamare cocomero quello che è evidentemente un cetriolo, e verso le otto arriviamo a Torre San Giovanni, dove c'è un'allegra festa di pizzica. Daniel ha continuato a mangiare come un porco, mentre io e Alessia eravamo pieni al punto di non poterlo neanche guardare, il cibo, e si era messo pure a fare amicizia con il vecchietto che vendeva i tagliandi per prendere cibo alle bancarelle. Compriamo il primo disco di pizzica, stiamo un po' a saltellare (non troppo perché in fondo la pancia troppo piena impedisce grandi movimenti), poi ci accampiamo su una spiaggia meravigliosa, su uno strapiombo di dieci metri su degli scogli (unica volta nelle otto notti in cui abbiamo tirato fuori le tende). Daniel si mette a pisciare da una rupe tutto felice, poi va a cercare da dove fare la cacca, io non sapevo bene che fare con il litro di latte di soia che mi portavo dietro dal supermercato visto che se provavo a berlo finiva che mi usciva dal naso. Ci mettiamo a dormire verso mezzanotte, io e Alessia in una tenda, Daniel nell'altra. Lui, stronzo, ha dormito benissimo, io e Alessia siamo stati svegli fino alle tre a prenderci a schiaffi da soli per le zanzare (venute solo da noi, forse avevano paura di venir mangiate da Daniel), poi verso le tre Alessia se ne esce per andare a cercare dove fare la pipì, ed io faccio la furbata di aspettarla. Mi metto fuori con la giacca, gelando, a fissare quella che credo fosse un'eclisse di luna (era rossa), e Alessia non torna prima di un'ora. La mattina dopo Daniel è tutto allegro e riposato, io e Alessia due zombie. La accompagniamo a prendere il SalentoInBus perché deve andare a farsi far fare la ceretta in un posto sopra Leuca e in bici non arriverebbe in tempo (la tipa che le ha fatto la ceretta ha pure fatto una pausa durante il lavoro, per la stanchezza, come io e Daniel abbiamo ricordato a tutti). Io e lui, uomini veri, saltiamo in bici e ci facciamo i 23 chilometri che ci separano da Leuca in tre ore, arriviamo puzzolenti, distrutti e rincretiniti verso l'una, ci infiliamo in casa di Margherita e restiamo sotto la doccia fino alla morte. Per pranzo ci facciamo una marea di pasta, e dopo, su proposta della sorella di Margherita, ci mettiamo tutti a guardare E Morì Con Un Felafel In Mano. Io e Daniel, che avremmo preferito dormire, siamo stati gli unici rimasti svegli a guardare il film (completamente idiota) tutti esaltati, Alessia è svenuta dopo un quarto d'ora e Marghe dopo mezz'ora, mentre la sorella se ne è andata direttamente. Il pomeriggio giriamo un po' per Leuca, vediamo la meravigliosa Chiesa con scritto sopra W LA MADONNA (FOTO), e la sera andiamo tutti ad Ugento per un'altra festa di pizzica, e lì ci siamo scatenati veramente. Dopo aver sentito un po' il primo palco io e Daniel ci compriamo un tamburello per uno (25€ l'uno, abbiamo chiesto uno sconto e ci hanno detto “vi regaliamo un cd di pizzica”, e così è stato) e iniziamo a farci casino perché non li sappiamo suonare. Alessia, che come suo solito fa tanto la modesta e dice “no no non lo so suonare” come ce ne frega uno inizia a fare un casino allucinante, e restiamo lì fino alle tre di notte a saltare come matti, hanno fatto su due palchi diversi Kalinifta e io la urlavo come un pazzo, saltando senza maglietta. Ed ho anche bevuto alcolici per la prima volta! Nastro Azzurro, e faceva schifo, e del vino scroccato a Marghe, che faceva schifo anche quello. Dopo il concerto ripassiamo a Leuca per vedere un amico di Marghe, tale Giuseppe “Svezia”, svedese alto un metro e novanta e geniale nella sua stupidità, ci parla di un ristorante schifido di Leuca, gestito da Lupo Di Mare, un vecchietto con la barba bianca, ristorante schifido perché sporco, sempre vuoto, “quando fai le ordinazioni Lupo Di Mare inizia a chiamare PATRIIICK (il figlio), che dopo un po' arriva dall'alto lato della strada portandoti il piatto di pasta con le forchette già dentro”. Daniel si segna il posto e si ripromette di mangiarci. Tornati a casa di Marghe lei, la sorella e Alessia se ne vanno comode comode sui loro letti, mentre io e Daniel ci stendiamo per terra nell'ingresso, accanto al cane malato che ogni tanto faceva un verso orribile e molto umano (PUAAAAAAAAAAAH) perché doveva vomitare ma non ci riusciva. Notte meravigliosa, veramente. La mattina dopo ci sveglia la madre di Margherita, io, Daniel ed Alessia scappiamo subito di casa per non essere di impiccio visto che hanno gente a pranzo, facciamo un tuffo in mezzo ai ricci e ad una marea di persone (era ferragosto), e poi Daniel insiste per andare a mangiare da Lupo Di Mare. Il posto non è allucinante come ci avevano descritto, e Daniel prende un piatto di spaghetti alla marinara, solo che dopo un quarto d'ora inizia ad avere crampi allo stomaco... Voleva anche comprarsi la maglietta con scritto “LUPO DI MARE UNIVERSITY”. Sul retro del menù c'era un articolo che riportava la più famosa impresa di lupo di mare, salvare tutto da solo una grande barca rimasta al largo, mentre i fratelli lo seguivano in macchina dalla riva. In ogni caso, dopo torniamo da Margherita e pranziamo con questi loro ospiti, e nel pomeriggio giriamo per gli scogli di Leuca, mentre Daniel fa l'eremita e si tuffa da quattro metri e noi mangiamo cozze crude con Margherita armata di coltello... Allucinante [cit.]. La sera ci guardiamo i fuochi di ferragosto, restiamo un po' in giro a cazzeggiare... Fino alle quattro più o meno. Poi di nuovo a dormire per terra a casa di Margherita, dopo aver dato dell'emo ad Alessia per tutta la serata perché stava con un vestito a righe di Margherita (vestito che Margherita metteva a dodici anni), e alle nove siamo fuori da Leuca, fino a Gagliano per prendere il treno per Lecce. Mangiamo in un supermercato e poi iniziamo a girare per Lecce cercando un barbone di Ostia amico di Daniel, che ha una casa a Lecce dove va tutte le estati. Il problema è che il numero che ha Daniel è sbagliato, perché quando gliel'ha chiesto Orso (il barbone, e il cane si chiama Orus) aveva il cellulare rotto e a memoria non lo sapeva. Vabbè, non riusciamo a contattarlo quindi non abbiamo dove dormire, per cui ci accasciamo in una piazzona di Lecce ad aspettare un'amica di Daniel, ceniamo con un paio di rustici in sua compagnia, dopo aver comprato il mio biglietto per il concerto dei Gogol del 20, e dopo mezzanotte ci avviamo per trovare dove dormire. All'una di notte ci fermiamo da qualche parte lontano dal centro, sotto ad un negozio in ferie, Alessia si mette a dormire nel sacco a pelo, io chiamo 626 e ci sto mezz'ora al telefono, Daniel si guarda tutto Requiem For A Dream sull'iPod, io mi faccio un'ora di sonno, poi mi sveglio e si fa un'ora di sonno pure Daniel, poi alle cinque e mezza crollo anche io, e ci risvegliamo tutti verso le otto. Durante un tratto in cui eravamo svegli entrambi ci eravamo messi a parlare di quanto potrebbe essere affascinante la vita di un semaforo, pensando anche alla sua biografia. “La mia vita” di Sergio Semaforo. “Uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici quattordici quindici sedici diciassette diciotto diciannove venti ventuno ventidue ventitre ventiquattro venticinque ventisei ventisette ventotto ventinove trenta ROSSO!”, e giù a ridere come matti. E così in credo quattro o cinque giorni abbiamo dormito venti ore in tutto o roba simile, per cui ci incamminiamo verso la stazione, dove Alessia prende il SalentoInBus per tornare a Gallipoli e io e Daniel ne prendiamo uno per Maglie. Arrivati lì ce la facciamo in bici fino a Cannole, dove sarebbe stato il concerto, cadendo dal sonno. Ci fermiamo sotto un albero e dormiamo qualcosa come quattro ore, dopo pranzo, e poi ci accampiamo in una casa in costruzione vicino alla città (che più che altro era un buco). Ceniamo con della pizza in un bar, prendiamo delle cartoline orribili per spedirle e, tutti puzzolenti, ci facciamo altre dieci ore di sonno nella nostra casa. La mattina dopo (siamo al 18) ci chiama la madre di Daniel per dirci che ha trovato un Bed&Breakfast a Cannole, e noi prontissimi ci andiamo. Lì ci facciamo una doccia e passiamo tutto il giorno a dormire, ceniamo con un po' di roba presa al supermercato e poi di nuovo a dormire (su dei letti, eh). La mattina dopo lasciamo le borse al B&B e andiamo in bici fino ad Otranto, felicissimi per essere tutti leggeri, giriamo un po' la città, mangiamo un salame intero a morsi e poi giriamo per la cattedrale, con i teschi dei martiri in bella mostra. Dopo Otranto siamo tornati a Cannole, altra mezz'oretta di bici, volevamo fregarci un'anguria ma pensavamo fosse troppo scomoda da portarci dietro in bici, in compenso però abbiamo trovato un bel cartello con una esse al contrario (FOTO). Ché comunque portando dodici litri d'acqua dietro alla bici ho scoperto che pesano meno d'Alessia e si muovono anche di meno, non l'avrei mai detto. Babè, tornati a Cannole dormiamo nuovamente un sacco, la mattina dopo facciamo una colazione colossale e alle undici e mezza siamo già alla masseria dove devono fare il concerto. Diamo una mano qua e là a sistemare le bancarelle, conosciamo un tipo che suona il tamburello in uno dei cinque gruppi che fanno da spalla ai Gogol che prova a spiegarci come si suona, ma noi, duri come sassi, non capiamo neanche un po'. Verso le tre arriva l'autobus con rimorchio dei Gogol Bordello, Daniel dice di non voler fare il pivellino per cui non gli corre incontro urlando (ché tra l'altro c'eravamo solo noi e quelli che stavano sistemando il palco più quattro-cinque bancarellisti). Dopo un po' scende Eugene con i vestiti di scena in spalla, li butta per terra, li fissa con sguardo da ubriaco, li raccoglie e sale di nuovo sull'autobus. Io me ne vado in bici a comprare birra e sigarette al proprietario di una bancarella (che poi mi aveva promesso una maglietta che non mi ha dato), e Daniel nel frattempo va a salutare i Gogol, che sono scesi, e si fa autografare il tamburello. Dopo averci chiacchierato un po' dice loro che vuole andare per non disturbarli troppo, e Eugene gli risponde che può restare quanto vuole a disturbare, però gli deve fare un favore. "Tutto quello che vuoi", risponde Daniel. "Trovami sei sette otto o anche nove buoni esemplari di ragazze del luogo e stiamo a posto". Continuiamo a cazzeggiare, e verso le sette ci fanno riuscire per rientrare dopo facendosi strappare il biglietto. Incontriamo Alessia, Margherita ed una loro amica, e alle otto ci fanno entrare (con un'ora di ritardo). Daniel e io ci sistemiamo sotto al palco da subito, mentre le tre donne gironzolano per bancarelle e cibo. Suonano i vari gruppi, i primi fanno ska e il cantante sta sempre col culo strettissimo, il secondo idem ma hanno una cantante femmina che non sta col culo tanto stretto, il terzo sono un gruppo francese che fa musica folk di un paese inventato (sic), il quarto è il gruppo di Mino, il tizio che ci stava insegnando a suonare il tamburello, e il quinto è una mini-orchestra di ottoni con un mangiatore di fuoco che faceva casino ogni tanto. Verso mezzanotte e mezza, con un'ora e mezza di ritardo, e con me e Daniel che siamo lì da circa tredici ore, salgono finalmente i Gogol Bordello (e io intanto mi ero fatto fare un dreadlock, muahah). Daniel parte subito a saltare e a urlare come un matto per le due ore successive di concerto, l'unico in prima fila a far casino (tutti gli altri stavano tranquilli tranquilil a sentire musica... Mentre un metro più indietro cominciava il pogo). Loro sono qualcosa di meraviglioso, geniale e scatenatissimo, il cantante è il Freddie Mercury dei poveri [cit.] per come si scatena e per i baffi, il violinista era un figo assurdo, a fine concerto tirano gli oggetti, Alessia viene colpita in faccia da un asciugamano tirato da loro e subito si scatena una rissa sopra di lei per litigarselo, e lei scappa via subito. Daniel si era fatto promettere una bacchetta dal batterista, che come finiscono corre da lui per portargliela, e strappa con un morso un pezzo di uno degli asciugamani che hanno tirato. Le tre donne a quel punto se ne vanno, io mi addormento per circa trenta secondi sulle borse, compro una maglietta dei Gogol e dormo altri trenta secondi. Daniel inizia a rompere col party dei Gogol Bordello, che poi non fanno perché li vogliono cacciare subito via (erano le tre di notte), al che giriamo un po' per bancarelle per chiedere se sanno dove dormire e alla fine decidiamo di tornare, lenti lenti, fino alla nostra casa abbandonata. Arriviamo verso le quattro di notte, dormiamo fino alle nove, facciamo colazione, andiamo in stazione e lì ci accorgiamo che il treno che dovevamo prendere per arrivare a Lecce non ferma ma passa soltanto. Quindi ci facciamo in mezz'ora, pedalando come matti, gli undici chilometri che ci separano da Maglie, con gli zaini sulle spalle. Arrivati lì ci dicono che non possiamo portare le bici sul treno per Lecce, quindi siamo costretti a mollarle in stazione legate ad un palo, quindi saliamo sul treno e lì ci dicono, appena parte, che i biglietti che abbiamo non sono validi per quel tipo di treno. Daniel quindi scende alla stazione dopo, fa una corsa a prendere due biglietti e risale, dopodiché Lecce, treno, Roma, Velletri, casa, computer. Fine.
    August 04

    Roba a casaccio

    "con una come te credo che riuscirei a far funzionare la mia vita"

    La schermata di selezione mi chiede di scegliere, di scegliere se provare a sperare di passare al gradino più alto assieme a lei o semplicemente rinunciare e tornare alla sua altezza...

    Ma l'amore è vero e sincero, e anche dicendo quello che mi pare, dubito che ce la farò a dimenticarla...

    Spero di fare la scelta giusta, la scelta che mi porti a non sprecare la mia vita e a rimpiangere il tempo passato.