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    March 26

    Bellissimo [cit.], o "identificazione"

    JITZACH LÖWY È un'idea che ho fissa in testa. Noi lo chiamiamo Dio ma è solo un ufficio. Cosa ridi? Faccio sul serio: un ufficio, sospeso a mezz'aria, che spedisce contrattempi.
    FRANZ KAFKA Non è scritto nel Talmud.
    JITZACH LÖWY Proporrò di mettercelo! E guarda che Dio si diverte pure, un mondo! Vediamo: tu pensi di tornare a casa e ti trovi chiuso in un teatro. Io sento che verrò picchiato e tu mi paghi il conto. C'è una logica, no? Divina.
    FRANZ KAFKA (ridendo) Una logica solo tua, Löwy.
    JITZACH LÖWY (ridendo) Intanto è una teoria: sarà sbagliata, ma ci credo.
    FRANZ KAFKA Complimenti, davvero!
    JITZACH LÖWY E visto che ridi, sfornala tu una teorica.
    FRANZ KAFKA Non ho teorie, io. Vivo e basta.
    JITZACH LÖWY Ma non sei felice, l'hai detto.
    FRANZ KAFKA Non saprei.
    JITZACH LÖWY Spiegati.
    FRANZ KAFKA Non c'è nulla da spiegare. E poi che ti importa?
    JITZACH LÖWY L'attore guarda tutti i casi umani, che ti credi? L'avaro, il superbo, il casanova.
    FRANZ KAFKA E l'infelice.
    JITZACH LÖWY Sissignore. Quando è che pensi: "Ecco, non sono felice"? Se mi rispondi prima o poi mi servirà, per un personaggio.
    FRANZ KAFKA Va bene. Il sabato mattina vado sempre a fare due passi intorno alla cattedrale.
    JITZACH LÖWY E la cattedrale ti fa infelice.
    FRANZ KAFKA Ma no! Quando è ora di tornare mi incammino per la Wenzelsplatz, dove passa il tram.
    JITZACH LÖWY E il tram ti fa infelice.
    FRANZ KAFKA Mi fai parlare?... Ogni volta sento in lontananza il campanello che corre sul binario: vedo il tram arrivare, fermarsi sulla carreggiata e ripartire dopo un momento. So che potrei correre per prenderlo, salire al volo: non è lontano. Ma non ce la faccio, mai: continuo a camminare del mio passo, con le mani in tasca nel cappotto a pieghe. E lo guardo andarsene. (Pausa. Guarda Löwy) Ho finito.
    JITZACH LÖWY Che senso ha?
    FRANZ KAFKA Non faccio niente per raggiungere il tram, non faccio niente per essere felice.
    JITZACH LÖWY Ah.
    FRANZ KAFKA Sono uno che ha rinunciato, Löwy. Sempre. In cento cose: il pianoforte, i giardini, il tedesco.
    JITZACH LÖWY Sai cosa penso, invece? Che tu hai una gran paura.
    FRANZ KAFKA Paura? Di cosa?
    JITZACH LÖWY Ah non lo so davvero. Dimmelo tu.
    FRANZ KAFKA Non credo che...
    JITZACH LÖWY Anzi, lo so: paura di vivere. Di uscire allo scoperto. Di mettere il naso fuori e...
    FRANZ KAFKA Non ti riguarda.
    JITZACH LÖWY Paura di guardare le cose in faccia, Weltsh. Di affrontarle, di fissarle.
    FRANZ KAFKA Chiudi il discorso.
    JITZACH LÖWY Tu sai di avere paura ma non vuoi cambiare. Ami la paura, te la tieni stretta: ti dici bravo quando il tram scompare.
    FRANZ KAFKA Ti ho detto basta.
    JITZACH LÖWY È così che vuoi vivere? Sottovoce? In punta di piedi?
    FRANZ KAFKA Ti sbagli: non ho paura di niente.
    JITZACH LÖWY Davvero? Non ne hai? Io dico di sì.
    FRANZ KAFKA Smettila!
    JITZACH LÖWY Paura di non riuscire. Paura che gli altri ti guardino non so come.
    FRANZ KAFKA Non ho paura.
    JITZACH LÖWY Ci scommetto: suonavi il pianoforte con l'incubo di sbagliare, non per il gusto di farlo.
    FRANZ KAFKA (quasi gridando) Non ho paura!
    JITZACH LÖWY Allora perché non le dai quei fiori, Franz Kafka?

    Silenzio.

    Franz Kafka. Sta scritto sull'etichetta della tua valigia.

    Silenzio.

    FRANZ KAFKA È la terza volta che le porto i fiori.
    JITZACH LÖWY Ma non hai il coraggio.
    FRANZ KAFKA Mi direbbe grazie, per educazione: non lo sopporterei.
    JITZACH LÖWY Balle: hai paura.
    FRANZ KAFKA Non la chiamo così.
    JITZACH LÖWY Chiamala come vuoi. Anch'io posso chiamarti Franz Kafka, Oskar Weltsch o Felix Goldberg. Ma rimani tu, comunque.
    FRANZ KAFKA Non ha un nome. Non so darglielo.
    JITZACH LÖWY Io sì, invece. La paura per me si chiama...
    FRANZ KAFKA Come?
    JITZACH LÖWY Si chiama "Non so giocare, me ne vado".
    FRANZ KAFKA Mi prendi in giro.
    JITZACH LÖWY No, davvero. Avevo sei anni, i miei fratelli inventarono un gioco. Non ho mai saputo cosa fosse di preciso. So che ogni sera andavano nel fienile e li sentivo ridere come matti. Tutte le volte mi avvicinavo al legno del portone, mi affacciavo, guardavo dentro. Ma dopo un attimo dicevo: "Non so giocare: me ne vado". E finivo per star solo.
    FRANZ KAFKA E la paura?
    JITZACH LÖWY La vita è un gioco, più o meno: come i fratelli nel fienile. Stare con gli altri, imparare a capirli, trovare le parole giuste.
    FRANZ KAFKA Per dare dei fiori.
    JITZACH LÖWY Sì: anche questo fa parte del gioco. E le regole si imparano giocando, Kafka: sempre e solo giocando. Se ti tiri indietro, se dici: "Non so giocare me ne vado"... Be', allora non farai mai niente: finirai da solo dietro il muro.

    Silenzio.

    Però... Tutte le bugie che si erano detti e che si sciolgono mano a mano... Qui non compaiono...

    La bravuta di Massini mi fa paura. (Non è bravo.) Sì che è bravo! (No, affatto.) Umpf. Mica puoi stare sempre a mettermi in dubbio tutto, eh! (Innamorato dell'amore.) Innamorato di una persona, una volta tanto. (O due.) O due, sì.

    Spero che non abbia fatto troppo male... "Identificazione", sì. Dolorosa. Anche se non ci sono i fiori. 50 rose, 50 rose per te. Ce la si può fare, a prenderlo, quel tram. O almeno... C'è la possibilità che sia possibile farcela.

    March 25

    Promesse

    "Ti amerò per sempre", e non "ti amo".

    Perché?

    Probabilmente sbaglio io, a rifiutarmi di crederci. Anche se un apprezzamento per un simile sistema di pensiero l'ho avuto... Quindi... Forse qualcosa di giusto c'è?

    Dottor Peyron: "Quanto fa due più due?"

    Vincent Van Gogh: "Dite sul serio?"

    Dottor Peyron: "La somma: quanto fa?"

    Vincent Van Gogh: "Quattro."

    Dottor Peyron: "Solo sulla carta! Nella vita -quella vera- due più due non fa mai quattro: ogni cosa è solo un imprevisto. E l'imprevito è contro ogni logica: due più due può fare dieci, venti, cento! L'imprevisto può far sì che io prenda le tue parti contro quelle del dottore!... (Pausa, sorride) Oppure la verità è che a forza di stare coi matti, sono ammattito anch'io..."

    (Nah, non va così bene come esempio di ciò che volevo dire, ma si riferisce più o meno a ciò che ho in mente io. A ciò su cui sto scrivendo.)

    "Mythos", tramandato, sì, ma comunque lo si riscopre ogni volta, quindi non è necessario. Sono strade già percorse. Ma non ce ne si può accorgere.

    Chissà a che punto sta con quel libro?

    March 21

    Ma io dico

    Tutto ciò che non è nutella non si spalma sulle fette biscottate o sul pane.

    Preferisce volare un po' ovunque in giro per la stanza.

    Soprattutto sul mouse così mi ci si appiccica la mano sopra quando ce la poggio.

    (E mi fa male il pollice oraaaaaaaaaaaaaaa! Chitarristi masochisti.)
    March 18

    How to Leave the Planet

    1. Phone NASA. Their phone number is (731) 483-3111. Explain that it's very important that you get away as soon as possible.
    2. If they do not cooperate, phone any friend you may have in the White House - (202) 456-1414 - to have a word on your behalf with the guys at NASA.
    3. If you don't have any friends at the White House, phone the Kremlin (ask the overseas operator for 0107-095-295-9051). They don't have any friends there either (at least, none to speak of), but they do seem to have a little influence, so you may as well try.
    4. If that also fails, phone the Pope for guidance. His telephone number is 011-39-6-6982, and I gather his switchboard is infallible.
    5. If all these attempts fail, flag down a passing flying saucer and explain that it's vitally important you get away before your phone bill arrives.
    DOUGLAS ADAMS
    March 17

    Quick, pull my finger! [cit. quello che rispose "me too"]

    (Che schifo di ritorno, però... Davvero...)

    Una sola settimana di Londra non mi va mica bene. Ne voglio almeno un'altra il prima possibile.

    Mi mancano le mele. E la sera a chiacchierare con Simon. E stare sotto la pioggia alle tre di notte per prendere l'autobus. E la metro. E il biip quando si fa passare la Oyster. E salutare la gente con un "hi". E fare lezione in inglese. E la signora che parla come i Teletubbies. E il fatto che non sanno cucinare. E camminare con quella borsa pesantissima. E non si iniziano le frasi con una congiunzione, Michele. E poi, aLeZ.

    (Che... Schifo. Che schifo, davvero. Non è proprio giusto.)

    Ma è possibile che siano otto giga di roba per mezz'ora di video fatto male?

    Vabbè dai. Comincio a chiamare le foto.

    (Che schifo.)

    (E poi... Provare una settimana di vita differente...)

    Comunque.