Michele's profileZaphod Beeblebrox ^^"PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    November 29

    Via dell'umiltà

    Piega la testa quando cammini.

    Sottotitolo: dopo due settimane cominciava a mancarmi.

    Maledetta merda tu hai sbagliato prima era tutto normale sì, ma poi hai sbagliato hai detto qualcosa che non dovevi dire e ora sei caduto talmente in basso che puoi saltare quanto vuoi non ne uscirai mai più, e non preoccuparti non devi scavare ci pensiamo noi a ficcarti sempre più giù a piantarti sempre più in basso nel terreno. E sputeremo su di te e su ciò che sei e su ciò che fai e su tutto quello che ti piace, perché tu hai sbagliato, tu non avrai il nostro rispetto. Ti piace il teatro A ME NO ascolti la musica IO NO ti piace disegnare A ME NO ti piace leggere A ME NO tu sei sbagliato sei sbagliato fino in fondo sei la cosa più sbagliata che si potesse concepire e te lo faremo capire oh eccome se te lo faremo capire.

    TERRORE NELLE TUE OSSA! Il rispetto: per funzione sociale dovrebbe essere innato -credo.

    Cosa ci sia di tanto buono nella scuola devo ancora capirlo.

    Ah, è vero! Senza scuola... Non avrei imparato la vergogna e l'umiltà! [cit.]
    November 24

    Vivere per / UN LAMENTO STRAZIANTE

    per realizzare traguardi e ambizioni

    per superare gli ostacoli e raggiungere uno standard elevato

    per far crescere l'autostima mettendo a frutto il mio talento

    per superare le resistenze

    per avere controllo e influenza sugli altri

    per difendermi

    per difendere il mio spazio psicologico

    per affermare il mio io

    per avere attenzioni

    per essere guardata e ascoltata

    per eccitare, stupire, affascinare, scioccare, incuriosire, divertire, intrattenere o sedurre gli altri

    per essere libera dalle restrizioni della società

    per fare resistenza alle coercizioni e alle costrizioni

    per essere indipendente ed agire seguendo i miei desideri

    per sfidare le convenzioni

    per evitare il dolore

    per evitare la vergogna

    per cancellare le umiliazioni subite con nuove azioni

    per mantenere il rispetto di me stessa

    per reprimere la paura

    per superare la debolezza

    per essere parte di

    per essere accettata

    per risultare attraente ed essere felicemente corrisposta

    per conversare in modo amichevole, per raccontare storie, scambiare sensazioni, idee, segreti

    per comunicare, conversare

    per ridere e fare scherzi

    per guadagnarsi l'affetto dell'Altro desiderato

    per saper accettare e rimanere fedele all'Altro

    per nutrire, aiutare, proteggere, coccolare, consolare, sostenere, curare o guarire

    per essere nutrita, aiutata, protetta, coccolata, consolata, sostenuta, curata o guarita

    per dar vita ad un piacevole, durevole, solidale reciproco rapporto con l'Altro, tuo pari

    per essere perdonata

    per essere amata

    per essere liberata

    La mia domanda resta sempre la stessa

    Per quale cazzo di motivo di merda del cane ha voluto andarsene.
    November 20

    DEBUTTATO!

    La mia mente caotica sfugge persino alla mia, di comprensione... Morte!
    November 10

    Altro da me

    Certe volte mi giro e sento il tuo odore e non riesco ad andare avanti cazzo non riesco ad andare avanti senza esprimere questo terribile cazzo tremento fisicamente doloroso cazzo questo desiderio che ho di te. E non ci credo che io sento questo per te e tu non senti nulla. Non senti nulla?

    (Silenzio).

    Non senti nulla?

    (Silenzio).

    Ed esco alle sei di mattina e inizio a cercarti. Se ho sognato qualcosa su una strada o un pub o una stazione vado là. E ti aspetto.

    (Silenzio).

    Sai, mi sento veramente manipolata.

    (Silenzio).

    Nella mia vita non ho mai avuto problemi a dare agli altri ciò che volevano. Ma nessuno è mai stato capace di fare lo stesso per me. Nessuno mi tocca, nessuno mi è vicino. Ma tu mi hai toccata da qualche parte così a fondo cazzo da non credere e ora io non riesco a fare lo stesso con te. Perché non riesco a trovarti.

    (Silenzio).

    Com'è lei?
    Come farò a riconoscerla quando la vedo?
    Morirà, morirà, morirà anche lei cazzo.

    (Silenzio).

    Credi che sia possibile che una persona nasca nel corpo sbagliato?

    (Silenzio).

    Credi che sia possibile che una persona nasca nell'era sbagliata?

    (Silenzio).

    Vaffanculo. Vaffanculo. Vaffanculo perché mi rifiuti non essendoci mai, vaffanculo perché mi fai sentire una merda con me stessa, vaffanculo perché fai morire dissanguati il mio amore e la mia vita, vaffanculo a mio padre perché si è fottuto per bene la mia vita e vaffanculo a mia madre che non l'ha lasciato, ma più di tutti, vaffanculo a Dio che mi ha fatto amare una persona che non esiste,
    VAFFACULO VAFFANCULO VAFFANCULO
    November 08

    copia

    E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l'occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po' e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuo collo i tuoi seni il tuo culo il tuo

    e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni a casa presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell'orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e l'altro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti comunque tu sia e raccontarti dell'angelo dell'albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando poi te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente fin dalla prima volta che te l'ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancor peggiore e far l'amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell'assoluto (ora basta) eterno (ora basta) indomabile (ora basta) incondizionato (ora basta) inarrestabile (ora basta) irrazionale (ora basta) razionalissimo (ora basta) costante (ora basta) infinito (ora basta) amore (ora basta) che (ora basta) ho (ora basta) per (ora basta) te. (ora basta ora basta ora basta)
    November 07

    A chi apprezza

    LIBRO PRIMO

    Enea e i suoi uomini in mare, reduci dalla guerra di Troia, vengono colti dalla tempesta scatenata dall'ira vendicatrice di Giunone contro i Troiani: Venere fu preferita a lei nel giudizio di Paride. Si scatena la tempesta ad opera di Eolo che asseconda Giunone. Il coro rappresenta il mare in tempesta e narra le vicissitudini dei Teucri, le cui navi vengono disperse in mare. Sdegnato Nettuno, caccia Eolo e "l'acque furenti pacifica": il sole torna a splendere. Sbarcano sulle coste della Libia, con sole sette navi superstiti, stremati e affamati. Nel frattempo in cielo, Venere capricciosa e molto stizzita per le sventure di Enea (suo figlio) si sfoga con Giove, padre antico dei Numi che con tono disteso e paterno la rassicura sul futuro di Enea. Giove manda Mercurio a Cartagine affinché Didone accolga benignamente Enea, che intanto si imbatte in Venere, sua madre riconosciuta solo in secondo momento. A lui la dea racconta la triste storia della regina Didone: il marito Sicheo fu ucciso dal crudele fratello di lei Pigmalione e lei, costretta alla fuga, fondò la Città Nuova (Cartagine). Venere esorta l'eroe a proseguire, ma prima con un prodigio avvolge suo figlio e il compagno Acate, con una nebbia oscura affinché nessuno possa vederli e nuocer loro. Il coro narra di come fervono i lavori nella Città Nuova in costruzione. Là dove per volere della regina Didone stanno erigendo un tempio a Giunone, Enea e Acate, nascosti dalla nube magica, vedono le raffigurazioni della guerra di Troia - già famosa in tutto il mondo. Mentre l'eroe "contempla le scene mirabili", i Teucri che il turbine del mare aveva disperso, titubanti si presentano alla bella Didone: Ilioneo le si rivolge supplichevole chiedendo asilo. La regina lo tranquillizza e fa tirare in secco le navi dei poveri naufraghi. Finalmente, sicuro, Enea esce dalla nuvola prodigiosa e si palesa- Alla vista dell'eroe Didone rimane stupefatta e accoglie i Tirii in palazzo. Intanto Citerea (Venere) istruisce Amore per istillare il veleno d'amore in Didone e farla innamorare di Enea. Teucri e Tirii in armonia banchettano, la regina chiede impaziente notizie all'ospite, Enea, del suo lungo errare “per tutte le terre e il mare”.


    LIBRO SECONDO

    Inizia il racconto di Enea: il coro narra lo stratagemma del Cavallo di Troia, le fatiche inutili di Laocoonte che mette in guardia i Troiani dal dono dei Danai, l'inganno di Sinone: racconta di essere fuggito dai Greci perché scelto come vittima sacrificale da offrire agli Dei, per placare la loro ira. I troiani, convinti da Sinone, credono i Greci partiti, e trasportano il Cavallo dentro le mura della città, non credendo agli avvertimenti di Cassandra (come è destino per lei di non esser mai creduta). Non danno peso neanche agli avvertimenti di Laocoonte prima che venga orrendamente ucciso dai due draghi con “le terga squamose”. Mentre i Troiani dormono ignari dopo aver festeggiato, Sinone libera i compagni da dentro il cavallo e questi aprono le porte di Troia ai Greci. Ettore appare in sogno ad Enea e gli dice di prendere con sé i Penati e fuggire. Enea vede la città in fiamme e dopo l'incontro con Panto (sacerdote in fuga con gli arredi sacri) si getta nella battaglia, descritta dal coro. Androgeo (Greco) scambia nell'oscurità i Troiani per propri compagni, poi sbigottito fugge. Allora Corebo convince i compagni a travestirsi da Greci, e vedendo la povera Cassandra (la vergine figlia di Priamo) trascinata in catene fuori dal tempio, si getta contro i nemici. I Troiani tratti in inganno dal travestimento assalgono Corebo e i compagni. Enea corre al palazzo di Priamo, dove infuria la vana battaglia, per difenderlo. Dalla cima del tetto Enea vede i Danai forzare il palazzo e quando infine irrompono, Priamo cinge l'inutile spada e corre in mezzo ai nemici, ma assiste alla morte di Polite, suo figlio, per mano del crudele Pirro. Dopo un vano, senile tentativo di lottare contro Pirro, Priamo viene ucciso sull'ara che gronda ancora del sangue di Polite. Venere appare ad Enea, lo esorta a fuggire e lui, incolume, giunge alla casa paterna, dove Anchise si convince finalmente di seguire il figlio nella fuga. Cercano di allontanarsi, lui, il padre, il figlio e la moglie. Giunti fuori dalle porte della città, Enea si accorge di aver perso la sposa Creusa. Torna indietro disperato alla sua ricerca, ma non riesce a trovarla. All'improvviso appare il fantasma di Creusa che predicendogli l'esilio ed il futuro regno, si accomiata da lui e sparisce nell'aria. Rassegnato Enea raggiunge il padre sul finir della notte e vede che una gran folla di esuli si era radunata pronti a seguirlo nella fuga.


    LIBRO TERZO

    Troia ormai è distrutta. Enea e i suoi uomini partono a vele spiegate. Arrivano in Tracia, Enea, nel tentativo di strappare dei rami di mirto per fare offerte sacre, si accorge che sono “vivi” e colano sangue. Sbigottito sente la voce di Polidoro (figlio di Priamo) ucciso da Licurgo, re tracio. Passato dalla parte degli Achei. Dopo aver reso l'ultimo omaggio a Polidoro, gli esuli ripartono. Arrivano a Delo e ascoltano l'oracolo di Apollo. Anchsie spiega agli uomini che bisogna ripartire per Creta: è lì che i numi destinano i Troiani. Una volta arrivati sull'isola però li coglie la peste. I Penati parlano nel sonno ad Enea: bisogna lasciare Creta alla volta dell'Esperia (Italia), come indicava Apollo. Durante il viaggio, una tempesta li coglie e finiscono sulle Isole Strofadi nel Mar Ionio. Lì incontrano le Arpie, e l'arpia Celeno predice loro che arriveranno sì in Italia, ma prima soffriranno la fame tremenda, e mangeranno le stesse mense. Fuggono nuovamente e arrivano nella città di Butroto, dove Eleno, figlio di Priamo, e Andromaca, li accolgono nella loro città: una piccola Troia. Qui Eleno gli predice il viaggio verso l'Italia attraverso la Trinacria (Sicilia). Ricevono doni e ripartono. Superando Scilla e Cariddi, approdano sulle rupi dei Ciclopi. Qui trovano Achemenide, compagno di Ulisse, che li aiuta a fuggire Polifemo. Giunti a Drepano (Trapani) muore il vecchio padre Anchise. Così Enea conclude il racconto del lungo viaggio fino a Cartagine fatto a Didone.


    LIBRO QUARTO

    Didone, titubante, confida ad Anna (sua sorella) la sua inclinazione per Enea, Anna la convince a lasciarsi andare alla passione. LA regina fa offerte agli Dei. Giunone, che incontra Venere, scatena il temporale. Per ripararsi dall'acquazzone, Didone ed Enea trovano riparo in una grotta. Iarba, innamorato sdegnosamente respinto da Didone, sfoga la sua rabbia gelosa. Giove invia Mercurio a Cartagine per convincere Enea a lasciare la città e proseguire il viaggio verso il futuro regno del Lazio. Didone si accorge della fuga che l'eroe troiano sta preparando in segreto. Lo supplica di restare, ma invano. Questo scatena la sua ira e il grande dolore la conduce alla pazzia. Anna, mandata dalla regina, prega invano Enea di non partire, ma egli, pur tormentato, non ascolta le preghiere. Didone chiede alla sorella di preparare un rogo dove bruciare tutte le cose di Enea. IN realtà già medita il suicidio. Durante l'ultima notte a Cartagine, la regina insonne si dibatte tra dolore e follia, mentre Mercurio appare in sogno ad Enea e lo incita a non rimandare oltre la fuga: la mattina seguente sarebbe troppo tardi. All'alba, il porto è vuoto: i Troiani nottetempo sono partiti. Didone in preda all'ultimo delirio maledice Enea, si suicida. Anna si dispera sul corpo di Didone, la quale, poiché suicida, Proserpina non libera con la morte. Iride, mandata da Giunone con gesto pietoso, strappa a Didone il capello della vita e con questo libera la sua anima dal corpo.


    NOTE DI REGIA


    Il progetto. Un laboratorio teatrale che coinvolga professionisti teatrali ed un folto gruppo di allievi dei Castelli Romani. La messa in scena. Un circuito pensato all'origine nei boschi, negli stessi luoghi ricordati dal testo, e riadattato ai teatri esistenti nel territorio. L'Eneide come paradigma di un luogo pregno di storia, di mito, di una eco di una natura trasfigurata nel ricordo di qualcosa che già fu. UN lavoro linguistico lungo, non senza rischi di equivoci semantici, complesso, antiminimalista, non antologico o sintetico: per scavare nelle pieghe poco conosciute, per promuovere, un respiro ampio ed articolato.

    Eneide. La raffinata poesia dell'Eneide esposta come un racconto popolare, ingenuo, da un gruppo di eterni naufraghi che ricordano e narrano cose vissute e subite ad opera di potenze inefficaci e ciniche, e ad opera delle stesse loro umane debolezze. Una umanità che aspira alla pace – ovvero alla poesia – ed agisce come in guerra contro il destino avverso e contro i propri stessi sentimenti, per un fine sconosciuto, incerto, poco chiaro, o raggiunto con altissimo, irragionevole prezzo. La finezza di un maturo senso del vivere, alessandrino prima che latino, inaspettabilmente prossima ai nostri giorni, ai nostri sensi, solo se l'ottica dell'epica virgiliana si rovesci nell'insicurezza dell'agire storico e nella sete di pacificazione col mondo e con noi stessi. Così poco eroica, così riccamente umana, l'epopea di Enea, classica per eccellenza, è tutta intrisa di fratellanza, solidarietà, una paziente sopportazione della nostra comune limitata eterna condizione di uomini.

    Il linguaggio.

    Libro Primo. Sulla piazza, palcoscenico disadorno, con poche macchine a scomparsa, il poeta cantastorie è travolto dal coro di popolo che con ingenua meraviglia vuole narrare le stesse vicende, da reduci, cui “dolce è ricordare”, anche il dolore. Giunone, Nettuno, Giove, Venere sono dei politici handicappati, distratti e come tutti i potenti, lontani e vani, a volte vanitosi, inutilmente crudeli, maligni e furbeschi. Impotenti come i rappresentanti delle loro nazioni, sono spinti su sedie a rotelle. Eolo, Mercurio e Cupido, li seguono godendosi un ruolo di sottogoverno, più realisti del Re ancora gioiscono dell'esercizio di un potere che non gli appartiene ma è nelle mani del destino, ovvero del caso prodotto dalle vicende umane. Enea è l'uomo che lotta contro le avversità e si ostina in un patetico ottimismo della volontà, che tende alla fratellanza, e che comunque dà senso all'esistenza. Le vicissitudini sono narrate dal coro facendo uso di oggetti semplici: mare di teli, barchette finte, una tolda-trono-tribuna. Nello sconquasso delle esistenze, alcuni personaggi si staccano dal coro per rincorrere un'idea di pace bucolica: naturale e umana, cui sarebbe giusto tendere, piuttosto che affannarsi in vani conflitti. Didone appare come una suffragetta borghese incantata da subito dal diverso.

    Secondo Libro. Enea ed il coro narrano la fine di Troia. Tutti giustificano la sconfitta dei Troiani al cospetto di un tribunale degli dei. Di fatto il cavallo è un alibi, un simbolo, una figura onirica. I troiani vogliono perire come estrema ricerca di pace attraverso la morte. Laocoonte come tutti i ribelli è destinato ad una atroce fine. Sinone è un commesso degli dei-potenze economiche: un grande venditore che in questo caso vende l'alibi della sconfitta agognata. La guerra tra le mura di Troia è la solita carneficina, il cui senso è solo ordinaria crudeltà, che realisticamente avvengono nel buio delle case... oggi come sempre. Enea è spinto a fuggire con i superstiti, dopo vani tentativi di opporsi al cinico destino.

    Terzo Libro. Gli emigranti vagano su canotti per mare alla ricerca di una qualche salvezza. Navigano, sbarcano e si reimbarcano, cacciati da ogni dove: dalla morte di Polidoro, dalla peste di Creta, dalle profezie di Celeno. Approdano poi nella clinica del troiano Eleno, dove la schizofrenia di Andromaca è mal curata, e dove Eleno spiega ad Enea i suoi mali e la giusta terapia, in una lezione clinica e geografica. Achemenide compagno di Ulisse li aiuta a fuggire da Polifemo e dai Ciclopi, ricordando altre odissee di altri naufraghi. Con la morte di Anchise a Trapani, si riposa al geografia, e subentra Eros, terribile demone, veleno iniettato nel cuore di Didone.

    Quarto Libro. In un salotto borghese Didone consuma la vicenda da eroina ottocentesca: tutto psicologico il suo tormento di fronte ad un Enea, solitamente insensibile come ogni maschio. Accompagna Didone la sorella Anna, che per un trasporto inconfessato d'amore per Enea, spinge Didone inconsapevolmente alla romantica follia suicida. Gli dei governanti intervengono come sempre a discapito degli uomini, aumentando il loro peso esistenziale, senza nulla risolvere. Continuano inutili le rincorse di personaggi del coro dell'idea di pace impossibile.

    November 06

    Non convivono!

    Quindi pausa.
    November 05

    A me è sempre piaciuta

            Il teatro non è solo arte ma anche il luogo
    della parola, della comunicazione libera.
    Per noi uno strumento di salvezza.
    Bisogna difenderlo, il teatro, bisogna andarci
    e crederci, sostenerlo con la discussione e la
    pazienza.
            Il teatro è insopprimibile, eterno,
    proprio perché non è uno strumento di
    consenso.
            Ci fa discutere magari ci divide: è
    l'essenza della democrazia non della falsa
    umanità.

    November 03

    Give us our bread and bury D.Tier!

    Guarda il soffitto crollare, senti le campane spaccarsi,
    Mentre la carne e le ossa diventano polvere!
    Conquista del sole col gelo Cristiano,
    Il puzzo dei cadaveri sotto la croce.
    November 02

    Proposta

    Trasciniamo la vita come morenti cercando un punto di dove rialzarsi, vero? Vero? Faremo così? Noi vogliamo vivere, vero? Non vogliamo rinunciare a questa sofferenza, perché non abbiamo altro, vero? Vero?

    Sinceramente

    Non ho voglia di pianger per lui o di pianger perché sono praticamente solo o di pensare che non me lo meriterei e tutto questo non serve ma cosa serve, allora? Visto che, sinceramente, non lo so?
    November 01

    Per le stelle

    È diverso tempo che cerco di spiegarti questo... Credo sia uno dei punti fondamentali di tutto il tuo Programma di Apprendimento, ed anche uno dei più ostici... Ma mi rendo conto che non è un concetto facile da assimilare. Forse un esempio mi aiuterà... Ecco... Guarda quell'uomo lì giù!

    Non c'è nessun uomo, Maestro.

    Immaginatelo! Perché è a questo che serve l'immaginazione... Ma non divaghiamo... Dicevo, guarda quell'uomo laggiù! Egli è ciò che potrà apparire a te e a le altre persone (se poi esistono veramente) come qualcuno felice, ma io ti rivelerò un segreto... Quell'uomo non ha mai saputo e mai saprà chi è! Non ha mai guardato il vuoto della sua anima cercando di tirarne fuori qualche briciola!

    Non riesco a capire, Maestro...

    Ma è fondamentale che tu lo faccia! Quell'uomo può apparirti felice, ma, indipendentemente dalle fortune che ha potuto avere, non lo è! Ha scelto un'immagine di sé e l'ha indossata... È come... Come un vestito sotto cui non ci sia niente, ma che venga scambiato per un uomo! È un errore facilmente commesso, vedere un'immagine di sé stessi e conformarcisi... Quando dovrebbe essere il contrario! Capisci, vero? Riesci a capire quale è la colpa che devi evitare?

    Mi spiace, Maestro, ma proprio no...

    C'è tempo, c'è tempo...