October 11
È egli più decoroso per l'anima di tollerare i colpi dell'ingiusta fortuna, o impugnare le armi contro un mare di dolori e, affrontandoli, finirli? Morire, dormire. null'altro; e dire che con quel sonno poniamo termine alle angoscie del cuore e ai mille affanni naturali di cui è erede la carne,... è una conclusione da essere avidamente desiderata. Morire,... dormire! forse sognare...; ah, ecco il punto; perocchè quali sogni possono sopravvenire in quel sonno di morte, allorchè reciso abbiamo il filo di questo mondo? Ecco quello che ci trattiene, ed è ciò che rende l'infortunio sì lungo: perocchè chi vorrebbe altrimenti sopportare i flagelli del tempo, gli oltraggi degli oppressori, le contumelie dei superbi, le angoscie dell'amore disprezzato, le cabale della legge, l'insolenza dei governanti, e i vilipendi che il merito paziente soffre dall'abbietta ignoranza quando un ferro gli basterebbe per darsi quiete? Chi vorrebbe sopportare questi fardelli, e gemere, e affannarsi, trascinando un'inferma vita, se non fosse il timore di qualche cosa al di là della tomba, di quel paese ignoto, da cui nessun viaggiatore ritorna, che turba la volontà, e fa preferirci i mali che abbiamo, piuttostochè affrontare altri che ci sono sconosciuti? Così la coscienza ci rende tutti codardi, e il colore ingenito della risoluzione rimane offuscato dalla pallida ombra del pensiero; così le imprese di maggior polso e momento si sviano dal loro corso naturale, e perdono il nome di azioni.